25 novembre: Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una denominazione sempre più complicata sulla quale mi sono già espressa in passato. Come ogni anno arriva, anche in questo confuso e interminabile 2021, e si fa strada sui media che parlano di femminicidi, nicchiando tra le notizie sul Covid e quelle sulle serie Netflix. Nessuno che abbia il coraggio di ammettere che abbiamo abbassato la guardia, che fino a pochi giorni fa chi se la filava più la violenza sulle donne, che vuoi per il Covid, vuoi per l’urgente bisogno di ripresa, sono altri gli argomenti caldi.
Già questa pandemia è stata il complice migliore per il nemico silenzioso: non solo le donne chiuse in casa, ma anche l’impossibilità di accogliere troppe persone in strutture già in difficoltà, l’isolamento che inevitabilmente deriva dallo smart working, con tutta la mancanza di confronto che comporta… a volerci riflettere, le sfumature sono ben più di cinquanta e ciascuna contribuisce in diversa misura al dilagare di questa macchia d’olio sempre più sdrucciolevole.
Alcuni dati sui femminicidi
Diciamocelo francamente: stiamo sbagliando qualcosa. E stiamo sbagliando proprio bene. Nel 2021 i femminicidi in Italia sono stati 103 in questi undici mesi. Lo stesso giorno, nel 2012 (giusto per giocare con i numeri) erano stati 117. Che per carità, ognuna di quelle 14 vite di differenza è una conquista, ma penso di poter tranquillamente affermare che è troppo poco.
Ciò che si fa è insufficiente e inadeguato, il codice rosso è una misura che già sulla carta intasava i tribunali, figuriamoci nella vita reale… eppure non è tutto qui.
Tralasciando il fatto che guardiamo solo il nostro orto, che zitti zitti i talebani stanno nuovamente operando abomini e che i nostri governi addirittura vorrebbero un dialogo con loro, che in Cina scompare per settimane una campionessa perché ha dichiarato di essere stata molestata da un politico… anche qui nello Stivale non va molto meglio.
Leggi anche: Cosa ci si aspetta da una donna abusata
Femminicidi puniti? Andrebbero evitati
Come per recuperare l’assordate silenzio dei media e della politica durante quest’ultima fase di pandemia (durante i lockdown, ammettiamolo, si erano dati da fare), da quache giorno si è ripreso a parlare di nuovi provvedimenti, di centri antiviolenza installati negli ospedali e – udite udite – di pene più dure per chi commette femminicidi. Che – vale la pena ricordarlo – non sono il semplice omicidio di una donna, ma è l’uccisione di una donna in quanto tale, in quanto essere inferiore, oggetto posseduto o comunque non soggetto di pari diritto. Sta nel movente la differenza.
E allora adesso ve lo voglio spiegare a prova di stupido perché tutto questo non cambierà le cose, perché siamo così irrecuperabili da non capire che punire sì, ma è nella prevenzione che abbasseremo quel numero.
Prima di tutto non esistono solo i femminicidi. Si fa molto presto a prendere le distanze da un omicidio, da uno stupro, da gesta efferate. Ma il vero silenzio sta nella violenza quotidiana che una donna su due subisce in Italia. Quel silenzio siderale che sta dentro ogni palazzo. Perché la donna che prende le botte dal marito, dal compagno o anche dal genitore è qualcosa di diffusissimo e che molto spesso non viene nemmeno riconosciuto come violenza. Perché esiste un’omertà della famiglia allargata, dei vicini che scelgono di ignorare le urla, delle stesse persone che al pronto soccorso, troppo spesso ancora oggi, ti convincono a tornare a casa dal padre dei tuoi figli. O ancora, di tantissima gente che ti dice di perdonare dopo che è passato un certo lasso di tempo. Leggi e pene inadeguate, per tacere di tutta la violenza psicologica che fa convincere la vittima di meritare tale trattamento, e di tutta quella economica che rende impossibile o comunque spaventoso l’allontanamento dal proprio aguzzino. La solitudine in cui ti lasciano gli altri è forse peggiore della violenza stessa. Le pareti insonorizzate della nostra società.
Il difficile sta nel cambiare questa mentalità, nel far comprendere che la violenza intollerabile non è solo quella sessuale, nel radicare il concetto che un uomo che picchia NON è una cosa normale, accettabile o, peggio ancora, causata da un comportamento della donna.
Leggi anche: Cosa è successo dopo che ho denunciato
Violenza: meglio prevenire
E allora, questo schema a prova di stupido?
Eccolo qui. Perché è facile punire una volta che le uova sono state rotte. Però ormai sono rotte. Però quelle donne sono morte.
Quindi ben vengano le pene più aspre – sempre a patto che poi vengano applicate, e non è detto. Ma occorre un’opera di prevenzione in due punti.
- Piani educativi al rispetto dell’altro come persona già nelle scuole, fin dalla più tenera età.
- Mettere le donne in condizione di non essere più vittime.
Come?
- Eliminando il gender gap, dando reali possibilità di carriera alla pari alle donne. Paghe consone, che valgano la pena di fare carriera, che le rendano economicamente indipendenti.
- Mettendo in piedi servizi seri, reali, come asili nido e altri mezzi per lavorare e muoverci che ci spettano di diritto, per far sì che la maternità sia finalmente una scelta vera, possibile e non penalizzante.
- Pianificando e mettendo in pratica campagne che generino consapevolezza. Una consapevolezza vera, non asterischi, scevà o galanterie verbali che vogliano sempre il sostantivo femminile per primo.
Ma tutto questo costa, non solo in termini economici. Tocca mettersi là, mica basta scrivere un tweet o farsi intervistare dalla tivvù. Tocca pianificare, stanziare budget, ascoltare i professionisti, investire a fondo perduto, per il bene della popolazione sul lungo termine, mica per il profitto rapido e riscontrabile nel giro di una legislazione. E tocca soprattutto ammettere che è un problema di tutti, donne e uomini, che non è distante, che ti cammina accanto ogni giorno, che è in chi ti lavora alla scrivania accanto, nelle maestra dei tuoi figli, che spesso, anche inconsapevolmente, sei tu.
Tutte le volte che hai finto di non sentire, non vedere o non sapere.
Tutte le volte che non ti sei arrabbiato.
Tutte le volte che hai taciuto quando un amico ha detto “quella se la fai bere un po’, te la porti a letto” e non gli hai fatto notare che è un abominio.
Tutte le volte che hai detto a una tua amica “te ne potevi andare se quello ti dava fastidio” e hai spostato la responsabilità su di lei.
Tutte le volte che guardi una ragazza e pensi che ha i calzoncini troppo corti, se fossi suo padre…
Tutte le volte che…
La strada da fare è tantissima e impervia. Noi abbiamo iniziato a camminare molto tempo fa. Naturalmente con ai piedi un bel paio di scarpe rosse.


