Se vi dicessimo che Il principe del deserto, film tratto dal romanzo South of the Heart dello svizzero Hans Ruesch, deve la sua produzione in parte a Guerre Stellari e in parte al calcio italiano voi ci credereste?
Eppure è proprio così. Il progetto è nato infatti sul set di Star Wars, dove il produttore tunisino Tarak Ben Ammar si trovava per lavoro, e passava i suoi momenti di relax a leggere il libro di Ruesch, restandone fortemente appassionato. L’idea di farne una trasposizione cinematografica cominciava così a farsi largo nella sua mente.
Sono passati più di trent’anni da quel momento e Ben Ammar ha fatto fortuna in Italia anche come editore televisivo, comprando l’emittente satellitare Sportitalia, famosa per essere stata la prima ad acquistare i diritti della Serie B di calcio.
Partendo da Han Solo e Luke Skywalker, e passando per il mondo del pallone, ecco un bel giorno la decisione di realizzare non solo la pellicola pensata tanto tempo prima, ma di farlo insieme al regista Jean-Jacques Annaud, amico di lunga data del produttore nato a Tunisi e naturalizzato francese. La realizzazione di un sogno per i due che non avevano mai trovato il momento giusto per lavorare insieme.
La vicenda è ambientata nell’Arabia degli anni ‘30 del secolo scorso e narra le avventure del Principe Auda, un eroe diviso tra due padri, due amori e due scelte, e di Amar, sovrano di Salmaah, costretto a cedere i suoi due amati figli al suo feroce nemico, dopo aver perso una battaglia.
Annaud non solo ha viaggiato molto nelle terre arabe insieme alla sua famiglia ma è anche un grande appassionato delle leggende del posto.
Il principe del deserto è un film con un’atmosfera da Mille e una Notte
Ambientato in un passato non molto lontano. Si tratta di una storia universale, quella di un giovane principe diviso tra due modi di vedere il mondo, un’opera cinematografica epica. Le riprese sono durate cinque mesi con il cast diviso tra Tunisia e Qatar, avvalendosi di un team internazionale di artigiani e tecnici di altissimo livello, alcuni provenienti dalla stessa Tunisia, per costruire e disegnare la Penisola Araba agli inizi del Ventesimo Secolo.
Ben Ammar ha voluto fare le cose in grande e ha messo a disposizione di Annaud ben ventimila comparse, diecimila cammelli (moltissimi presenti contemporaneamente sul set) e oltre duemila cavalli. Per non parlare dei sarti di grande livello che hanno ideato e realizzato settemila costumi diversi.
Visto che siamo in tema di numeri e dato che una simile organizzazione merita di essere sottolineata, vanno citate anche le cinquemila pallottole a salve sparate, i tre aerei e le otto macchine blindate progettate e costruite
appositamente per le riprese.
Annaud fin dal primo momento ha chiesto i mezzi giusti per dare alle sequenze delle battaglie la giusta autenticità e la necessaria potenza sul grande schermo. Specie se si considera che il regista non ha voluto utilizzare in alcun modo gli effetti in computer grafica.
Il principe del deserto è un film d’avventura e d’azione realizzato come si faceva una volta. Con un grande budget a disposizione, grandi mezzi tecnici e non tecnologici e un grande cast di attori. Protagonisti della pellicola sono Antonio Banderas, Freida Pinto, Mark Strong e il divo franco-algerino Tahar Rahim, divenuto famoso per il suo ruolo ne Il Profeta di Jacques Audiard.
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Sulle orme del Lawrence D’Arabia, che lanciò Omar Sharif, la pellicola diretta da Annaud e prodotta da Ben Ammar catapulta nuovamente il pubblico delle grandi sale cinematografiche nel deserto del Sahara, dove tra scimitarre, miraggi, oasi, principi e principesse tutto è possibile.
Anche sognare.


