La crisi dei trent’anni vista dall’ottica femminile. La difficoltà di trovare un amore, un compagno che ispiri sicurezza e fiducia e soprattutto, qualcuno che sia pronto ad amare. No, non è Bridget Jones, anche se effettivamente il soggetto che sta alla base di Al cuore si comanda sembra proprio ricalcato con la carta trasparente…
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Le trentenni qui non sono alcolizzate né nicotinadipendenti, ma sono lo stesso, immancabilmente, ossessionate dal terrore di non riuscire a trovare un marito. Mi chiedo ora, come mi chiesi ai tempi della riempidiari britannica: è possibile ancora oggi dare una simile visione della donna? E’ mai possibile che con un lavoro soddisfacente, un gruppo di amiche, una casa propria e tante altre mille possibilità, tutto quello che una donna sogni è ancora farsi mettere un anello al dito? Anche io devo ammettere che, se non avessi l’amore, ma tutto il resto, mi sentirei comunque depressa e alla ricerca di una mia dimensione.
Il fatto è che Lorenza, come Bridget, non cerca affatto di innamorarsi, non sogna di perdersi in un vortice di sensazioni che le rubino l’anima. Tutto quello che lei vuole è un uomo che la ami, che la sappia apprezzare. Non si pone nemmeno la questione se lei lo ricambi o no. Tutto questo mi sembra alquanto obsoleto e nondimeno triste.
Al cuore si comanda sembra venuto direttamente dalla televisione e dalla mediocrità che attualmente la contraddistingue. E’ facile raccogliere consensi semplicemente facendo ritrovare la gente che guarda nei personaggi sullo schermo, ma questo non fa di un film un buon film.
Gli attori sono alle prese con dei dialoghi eccessivamente verbosi, Claudia Gerini ha le mani legate nel ruolo di una ragazza con ben poca personalità e solo Pierfrancesco Favino riesce a dare un tocco personale al suo Riccardo.
Il ‘ripescato’ Pierre Cosso ha perso il suo fascino e somiglia sempre di più a Gerry Calà…
Tutto il resto (costumi, scenografie, inquadrature…) è davvero troppo vicino alla favoletta della buona notte. Solo che non è ben raccontata.


