Come annunciato giorni fa dalla casa editrice Milanese, Barbara Baraldi è la nuova curatrice di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore. La notizia è subito stata accolta con grande entusiasmo dai fan e si è letteralmente divulgata sui social e sui forum di amanti del fumetto come uno tsunami. E questo perché Barbara Baraldi è già una delle autrici più amate di Dylan Dog.
Emilliana di nascita, Barbara Baraldi è una prolifica romanziera, vincitrice di numerosi premi letterari e molto apprezzata dal pubblico di lettori amanti di thriller. Tra i suoi successi più recenti, la serie Aurora – Profiler del buio: cinque (per ora) romanzi che vedono come protagonista Aurora Scalviati, una poliziotta che non sempre agisce secondo le regole imposte dal suo distintivo, tutti pubblicati da Giunti. Sempre per Giunti, è uscito di recente Il fuoco dentro, romanzo dedicato all’adolescenza dell’immensa Janis Joplin.
Abbiamo voluto porre qualche domanda alla Barbara nuova curatrice di DYD, per carpirle qualche informazione sulla nuova impronta che prenderà il fumetto horror più amato d’Italia.
La notizia del tuo nuovo ruolo di curatrice di Dylan Dog ha avuto una grandissima risonanza: il passaparola, i social, tutto l’ambiente del fumetto e del romanzo… Ti aspettavi questa accoglienza?
Sì. Ed era forse la cosa che mi spaventava di più. Più delle responsabilità, delle decisioni da prendere rapidamente e del lavoro di revisione, che si sono presentati fin dal primo giorno. Sono sempre stata timida e introversa, da ragazzina avevo serie difficoltà a relazionarmi con il prossimo. Da un po’, come autrice, sono riuscita a superare molti blocchi, ma essere catapultata in un’arena di queste dimensioni mi ha dato le vertigini.
Hai dichiarato sin dall’inizio che “tornerà l’orrore” come grande protagonista di questo nuovo ciclo vitale di DYD. Puoi rivelarci di più su questa impronta che hai deciso di dare?
L’orrore è il genere che più di ogni altro ci permette di scavare nell’inconscio, nel rimosso. Oltre che aiutarci a elaborare le paure. Tornerà, quindi, in tutte le sue forme. Splatter, ma anche orrore metaforico, esistenziale. Parole d’ordine: perturbante, sconosciuto e inatteso. Tutto ciò che in qualche modo ci spaventa avrà spazio nelle pagine di Dylan. Difficile rendere con parole quello che ho in mente, mi affiderò alle storie, per alcune delle quali ho già messo autori e autrici al lavoro.
Quale sarà la linea editoriale che darai alla testata? E anche a tutte le altre “satellite”, come Old Boy e Color Fest?
Sulla regolare ho intenzione di proporre racconti spiazzanti, allegorici, crudeli, seguendo le orme di ciò che faceva Tiziano, ovviamente in chiave contemporanea. Insomma, vorrei far tesoro della sua lezione per proporre qualcosa di nuovo. Il Color Fest è uno strepitoso contenitore di sperimentazione nel senso migliore del termine e continuerà a esserlo. Per quanto riguarda l’Old Boy, rimane nelle sapienti mani di Franco Busatta, che sta facendo un lavoro strepitoso, anche di innovazione e ricerca sia sulle storie che sui disegni, pur presentando storie ambientate negli anni ’80.
Sui tuoi social abbiamo letto anche aspetti molto personali, sulla tua adolescenza, sulle paure, l’amore per l’horror, le metafore che porta con sé… Pensi di portare tutto questo background nel tuo ruolo e imprimerlo nella linea editoriale di Dylan?
Ho capito presto che per scrivere buone storie di Dylan non basta… scrivere buone storie. È necessario dare qualcosa di sé, preferibilmente qualcosa di scomodo, che non vorremmo cedere, come un brandello sanguinante della propria anima. Secondo me, per scrivere Dylan è essenziale non restare comodi nella propria comfort zone, e ho intenzione di incoraggiare ogni autore a dialogare con le proprie ossessioni.
Una domanda da fan: sarà mai possibile un incontro tra la tua Aurora e Dylan?
Innanzitutto, grazie da parte mia e della Scalviati. Ti confesso che non sono una grande fan dei crossover, quindi penso che Dylan e Aurora rimarranno saldamente ancorati ai “loro” mondi.
Ci saranno novità anche dal punto di vista audiovisivo, vista la nuova sezione di Bonelli che ha portato Dampyr al cinema? Potremo vedere un nuovo Dylan sul grande schermo?
Immaginate l’Ufficio Sviluppo della Bonelli come l’Area 51, da cui non trapela mai nessuna indiscrezione. O l’archivio degli X-Files, se preferite.
Siamo nate nello stesso anno, quindi è d’obbligo che te lo chieda: stai realizzando un po’ il sogno di una generazione, cresciuta leggendo Dylan, ne sei consapevole?
È strano, ma questo è forse l’aspetto di cui sono meno consapevole. Questo è probabilmente uno degli incarichi più belli del mondo, ma, in un certo senso, assumere una responsabilità del genere, per rimanere in tema, è anche… un incubo, meraviglioso e stimolante. E spero che le storie di Dylan tornino a infestare gli incubi della nostra – e della nuova, perché no – generazione.
Barbara Baraldi: il sito ufficiale
Scavando ancora nelle passioni del tuo passato, quali sono stati gli albi che ti hanno maggiormente toccata, commossa, nutrita? Quelli che ricordi con più affetto, quelli che reputi imprescindibili?
Il primo è “Memorie dall’Invisibile” perché sono una feticista della parola e rappresenta una sintesi perfetta tra narrativa e immagini. È stata una delle prime storie che ho letto, e dopo non sono più stata la stessa. E poi, in ordine assolutamente sparso, “Il ritorno del mostro”, “Storia di Nessuno”, “Terrore dall’infinito”, “Attraverso lo specchio” e “Il volo dello struzzo”.


