Produzione inglese, regista bosniaco, autore anche della sceneggiatura di questa opera prima molto sentita, visto l’argomento drammaticamente personale trattato, ancora una volta la guerra nei Balcani, sorta di Vietnam cinematografico degli anni ’90.
Qui viene dato uno sguardo diverso, una divertente comparazione tra le divisioni etniche dell’ex Jugoslavia e quelle dell’ancora Unito Regno britannico.
Londra: un serbo ed un croato che si massacrano di botte perchè, in Bosnia, il primo ha bruciato la casa e sterminato la famiglia al secondo, ma una volta finiti in ospedale, si trovano a dover dividere la stanza con un estremista bombarolo gallese.
Gran Bretagna, luogo pieno di contraddizioni : una società altamente interrazziale, ma con un alta percentuale della popolazione fortemente xenofoba e quando il nemico non è lo straniero, basta cambiare quartiere e guardare l’enorme sperequazione che c’è tra le varie classi.
Dizdar analizza questo fenomeno in maniera divertita, a tratti con trovate comiche esilaranti, come l’hooligan drogato che si addormenta su un carico di aiuti per la Bosnia e viene paracaduto in zona di guerra, mantenendo un ritmo elevato alla narrazione, caratteristica di molti registi slavi noti al grande pubblico.
Ma nei momenti più tragici del conflitto vissuto dal di dentro, si lascia andare ad eccesi che non servono a farci capire di più su quello che ha passato il suo popolo. Non perché non vogliamo capire, ma perché non possiamo.
È solo un film, la realtà è fatta di sangue e la conversione del giovane ultrà a buon samaritano, dopo aver visto l’orrore, è una bella parabola, così come le altre storie di edificante integrazione che si intrecciano nel corso del film. Parlando di parabole, una volta, veniva da pensare ai miracoli: ora la prima cosa che viene in mente è la CNN.


