Sull’esempio delle emittenti televisive locali e regionali è nato anche il film locale. Fenomeno senza precedenti, Non lo sappiamo ancora ha occupato durante le feste natalizie le sole sale partenopee. Non a caso i due protagonisti, nonché registi e sceneggiatori, sono tra i più amati personaggi delle televisioni napoletane.
Lino D’Angiò e Alan De Luca intrattengono il pubblico del grande schermo con una favola, quella del ritorno alle origini di due napoletani trapiantati a Milano. Un film denso di luoghi comuni che disegna quadretti tipici di una napoletanità moderna, ma popolare.
Vincenzo,napoletano solo di nascita e perfettamente integrato nella realtà milanese, vive un momento di crisi e incomprensioni con la sua fidanzata Marina (interpretata da Christiane Filangieri, alla sua prima prova cinematografica). Ad aggravare la situazione giunge l’incarico inaspettato per Vincenzo di responsabile in un concorso per vigili urbani che deve svolgersi a Napoli.
Contemporaneamente anche Michele, cantante di piano bar nel locale dello zio, torna alla città natìa per sistemare affari piuttosto loschi. É la storia di un’amicizia che nasce a tutti i costi, in nome di una fratellanza che sembra dover abbracciare i napoletani trapiantati in altre città.
Il film è intriso di situazioni cabarettistiche e macchiette proprie della tradizione partenopea, d’altronde anche gli interpreti secondari sono stati prelevati dal teatro napoletano. Le vicende, a volte un po’ paradossali, si svolgono in una successione fluida e poco pretenziosa alternando l’autoironia e la canzonatura a momenti di fresca poesia popolare, soprattutto nelle descrizioni del golfo di Napoli, dei monumenti della città e delle bellezze naturali che la circondano.
In qualche modo si vogliono forse anche trasmettere i valori più genuini della realtà partenopea, come l’attaccamento alle proprie radici intese sia nel senso di una famiglia di origine, sia in quello della propria città.
E anche se il terzo coregista, Stefano Bambini, è nativo toscano, in tutta la pellicola traspare l’amore incondizionato che gli autori hanno per Napoli in tutti i suoi aspetti e nelle innumerevoli sfaccettature culturali e popolane. La Napoli dei “vasci” e dei “vichi” è innalzata ad una sorta di ritorno alle origini e all’infanzia serena, preservatrice di antichi valori e tradizioni.
Non poteva mancare la ormai famosa caratterizzazione del Sindaco Bassolindo che ha reso Lino D’Angiò famoso presso il grande pubblico, inserita in un quadretto onirico-surreale. Una miscela tra vecchio e nuovo, un affresco cittadino e popolare che piacerà sicuramente al pubblico napoletano che ama vedersi rappresentato con allegria.


