La storia del cinema è costellata di animali ipercresciuti e terribilmente incazzati con la razza umana, il più delle volte causa primaria della loro trasformazione, quando non della loro stessa creazione. Ricordiamo i formiconi di Assalto alla terra (anche se facevano molta più paura le organizzatissime formichine di Fase 4: distruzione terra), squali vari, polpi enormi, anaconda assassini, addirittura conigli giganti in un cult dimenticato come La notte della lunga paura, tutte povere bestioline destinate a fini orrende, fatti esplodere, elettrizzati e comunque sia sterminati.
Steve Miner che di horror se ne intende ha pensato bene di cambiare un po’ registro e, gettandosi nel meraviglioso del politically correct, è riuscito nell’impresa di creare un nuovo genere, dando una svolta animalista alla caccia al mostro.
Lake Placid è uno degli horror più riusciti degli ultimi anni, a patto che lo si prenda per quello che è, un B-movie divertente e divertito, con la giusta tensione dove necessaria e una serie di siparietti comici che rendono la visione gradevole e affatto noiosa.
Il coccodrillone di 12 metri che infesta le acque del Lago Tranquillo risulta essere alla fine un animale domestico che non vuole essere disturbato nel suo ambiente naturale e che gli eroi del momento non si sentono di accoppare, bensì fanno in modo di trovargli una sistemazione più adatta che non nuocia a nessuno.
Cast tutto in parte, da Bill Pullman agente dell’ambientale, a Bridget Fonda paleontologa di città, ma su tutti giganteggia Oliver Platt, nei panni di un antropologo convinto che i coccodrilli siano delle vere e proprie divinità. Un personaggio perfettamente caratterizzato da Platt, ormai da anni uno dei migliori attori americani sulla piazza.


