Sembra impossibile, ma sono già passati tre anni. Sulle pagine di Samuel Stern, però, sono solo nove mesi. Quindi è necessario un Ritorno al girone per vedere nascere la creatura che astra ha portato in grembo. Il seguito de Il secondo girone, sempre a firma di Andrea Guglielmino, è stato uno degli albi più attesi in assoluto dai lettori del rosso esorcista di Edimburgo. Ma non è solo la progenie di Astra a interessarci.
Il secondo girone, l’antro della coscienza

Avevamo tutti voglia di tornare lì, nel Girone, quel luogo-non-luogo che vorremmo avere in ogni città, di ispirazione mista e sicuramente derivato da tanto audiovisivo, forse anche un po’ lynchiano, pieno di quei freak resi poetici per la prima volta da Tod Browning e mai più tornati a essere gli stessi nella pop culture. Non è una banale velleità se in una vignetta vediamo passeggiare Johnny Freak sulle mani, in un corridoio del Girone.
Il Girone è lo stanzino dove le nostre coscienze ripongono ciò che si vergognano di dire in società, che si trovi sbagliato oppure no, lo si fa e basta, il posto dove la parte di noi che nascondiamo per indossare una maschera sociale – la parte più vera, quindi – può uscire ed esprimersi, fino a far nascere un proprio doppio, un alter ego. E credetemi, chi scrive ne sa qualcosa.
Torniamo al girone, quindi, e scopriamo che Duncan lo ha fatto più spesso di noi. Il suo rapporto con Madame è stato speciale sin da subito, complesso e pregno di rispetto reciproco, e sembra essere divenuto molto forte. Nel frattempo in Astra alberga il demone della sua gemella, che le consente di vivere, di portare avanti la gravidanza, ormai libera. David è andato via. O almeno questo credono tutti.
Dal canto suo il giovane si è liberato dalla sua malformazione, è diventato bello, è in cura, ha un lavoro. È normale. Agli occhi della società. Cosa è mostruoso e cosa è bello?
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Genitori e progenie: Ritorno al girone esplora le sfumature
In un’epoca in cui la genitorialità ha perso ogni sua definizione e, per fortuna, ci apriamo sempre più a possibilità che fino a poco tempo fa venivano definite “famiglie disfunzionali”, questo sembra essere uno dei temi e degli spunti di riflessione preferiti da Guglielmino. Supportato dai disegni di Stefano Manieri, che in certe tavole raggiungono una drammaticità estrema, una capacità di entrare nelle viscere del lettore e agguantarle, Guglielmino esplora ancora il tema. Il demone che cresce in una donna incinta si trasforma, parassita simbiotico e insieme organismo artificiale in quel corpo, pronto a imparare, ad auto-educarsi, come un meccanismo cibernetico impiantato, che ne consente la vita, che avvelena l’organismo e punta ad annullarne la capacità cognitiva, ma che insieme lo salva da una morte certa. Cambia, si alimenta, e assorbe ciò che a qualunque corpo femminile accade durante la gestazione: l’istinto materno, il desiderio di essere madre, il rapporto uterino con il nascituro, il bisogno fisico di metterlo al mondo e proteggerlo.

Ma il discorso di Guglielmino si sviluppa anche su un altro piano: il tema del doppio, che qui assume una densità di casi che potrebbe persino risultare poco credibile, ma che se non avvenisse nel Girone, dove altro potrebbe?
Il doppio, come elemento di stranezza, di speculazione, di mostruosità che per decenni la società ha rigettato. Il doppio come bifronte, in grado di guardare al passato e al futuro, ma anche come doppelgänger, con tutte le derivazioni che certa cultura orrorifica o psicotica ha portato con sé nei racconti. E ancora, il doppio come filiazione, ancora una volta come parto, quasi come una gemmazione, una riproduzione agamica per fissione. Il doppio che alberga in noi silente e che aspetta di nascere, che qui assume aspetti distruttivi, mefitici, ma di contro anche salvifici. Il doppio che si attiva nel momento del bisogno, ma che è anche pronto a prendere il sopravvento.
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Il demone e l’ombra: Samuel non può più tornare indietro
Al di là delle innumerevoli riflessioni a cui il lettore viene chiamato da Ritorno al girone (di quelle che ti porti per giorni e per notti insonni, che ti fanno riflettere sulla natura delle cose, su realtà che antropologicamente abbiamo voluto superare, ma che forse dovremmo rivalutare in molti casi, senza giudizio classificatorio), è Samuel Stern stesso, come testata a fumetti, che si fa sempre più adulto e non può più tornare indietro. Caso ormai più unico che raro nel fumetto seriale in generale e in quello italiano in particolare, Samuel è roba da grandi, come avemmo già modo di scrivere. La distinzione netta fra bene e male, così necessaria per la continuità di qualunque eroe immortale sulle pagine suddivise in vignette, è sempre più sfumata.
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Si riflette sulla contaminazione dei corpi, su cosa comporterebbe la simbiosi totale con il demone che si prende un corpo e una coscienza. Ed è male, ma non è detto che continui così. Guglielmino ha analizzato altrove una delle saghe cinematografiche che preferisce, Terminator, e sembra dirci che se un robot programmato per uccidere può imparare l’importanza della vita umana, forse potrebbe farlo anche il demone, anche l’ombra. E grazie a lei che ci possiede, anche noi.
Centinaia di libri, film, serie televisive, fumetti e videogiochi riflettono sulla condizione pseudo-umana del cyborg: Samuel Stern sembra non escludere la possibilità di una nuova umanità, contaminata, ma non per questo necessariamente cattiva. E sembra non sapere dove andrà a finire tutto questo. Forse perché, fuori dalla vignetta, lo stiamo già vivendo.


