Quanta gioia si prova nello scoprire che c’è ancora qualcuno che si ricorda quanto importanti siano i generi e quanto nobile sia riuscire a portare sullo schermo una storia che riesca a metterne in bella forma tutti gli elementi fondamentali. Michael Cooney, drammaturgo inglese con il pallino per l’horror, è riuscito a mescolare nella sceneggiatura di Identità gli ingredienti giusti per portare in tavola un vero piatto per buongustai.
Un motel sperduto sotto la pioggia, dieci personaggi dal passato oscuro, un misterioso killer assetato di sangue. Se a questo aggiungiamo un regista dalla mano solida e un cast eccellente , il risultato non poteva che essere buono.
Ricco di citazioni e richiami, da Dieci piccoli indiani a Psycho per parlare dei classici, fino ai ben più contemporanei Il silenzio degli innocenti e Seven, Identità riesce a mantenersi benissimo su di un doppio binario narrativo, destreggiandosi tra il thriller psicologico e lo slasher movie, mantenendo in entrambi i casi atmosfere avvolgenti e la tensione sempre alta, grazie a dei tempi serrati e ben ritmati e a una regia davvero attenta da parte di James Mangold, cineasta indipendente capace di mantenere una sua identità (è il caso di dirlo…) anche una volta arrivato a contatto con il cinema hollywoodiano.
Una consapevolezza che gli permette anche di dirigere con fermezza un cast ricco e saggiamente rodato, dato che Ray Liotta, Clea DuVall e Pruitt Taylor Vince avevano già avuto modo di lavorare con Mangold, che si dimostra una volta di più regista versatile e capace di svariare facilmente attraverso i generi più diversi, dalla commedia di Kate & Leopold al poliziesco di Copland, fino allo psico-giovanilistico di Ragazze interrotte.
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Si torna così alla considerazione iniziale, arrivando alla quadratura del cerchio: l’importanza dei generi nel cinema americano. Le major continuano ad acquistare film da tutto il mondo per poterli rifare con i loro attori a uso e consumo del pubblico statunitense, oppure si ostinano a produrre sequel e remake, quando la soluzione all’ormai annoso problema della poca creatività degli studios fa parte della loro storia.
Cinema di genere in USA ha voluto dire Billy Wilder, Jacques Tourner, Jerry Lewis e potremmo continuare, ma il discorso è già abbastanza chiaro e Identità ne è un esempio lampante: cercare di tornare alle radici del proprio cinema per reinventarlo in chiave moderna ed efficace. I mezzi ci sono, anche le persone, a meno che non siano tutti colpiti da disturbi di personalità multipla.


