Stardust memories: ode to my family

0

Stardust Memories è un film di Woody Allen, da molti bistrattato quando uscì, ormai quarant’anni fa, per i tanti omaggi ai due autori di riferimento del regista newyorkese, Fellini e Bergman. Oggi, rivedendolo, finalmente è facile apprezzarne la bellezza e la grandezza, da annoverare senz’altro tra le sue opere migliori e più importanti. Il tempo serve anche a questo, ed è quello che deve avere pensato Chloé Barreau mentre componeva i suoi ricordi nel podcast dallo stesso titolo.

Lo Stardust in questo caso è un locale, un piccolo jazz bistrot nel cuore di trastevere, il luogo che nell’estate del 1999 accolse una giovane parigina che pensava di essersi regalata una semplice vacanza romana. Che ancora non è finita.

Stardust Memories, quattro puntate di quindici minuti ognuna

Podcast, che ha come forma narrativa innata quella della memoria. Un flusso di suoni e parole che evocano luoghi scomparsi, tempi lontani, momenti di vita vissuta e mai svaniti, che tornano davanti agli occhi grazie alla magia del suono e, in questo caso, dell’etere.

Barreau, filmmaker e creative producer, ha ben chiaro il film dei suoi ricordi, e ce li fa vivere insieme a lei. Lo Stardust e la sua eccentrica combriccola si materializzano davanti ai nostri occhi, soprattutto di fronte a quelli che hanno vissuto la Roma di fine secolo. Dirlo fa strano, ma il momento prima o poi doveva arrivare, un fine secolo senza tuba e sparato, né carrozze e cavalli sullo sfondo. Un tempo apparentemente lontanissimo, ma che, come dice l’autrice quasi subito, è solo vent’anni fa. Una rivelazione che è quasi uno schiaffo, l’evento stordente che ti riporta indietro nel tempo.

Stardust MemoriesEcco quindi un locale pieno di fumo, il cui odore si mischia a quello della birra, del whisky e del rum. Tanto da bere, da mangiare la vita, che come si dice a Roma “è ‘n mozzico”, e quindi non bisogna lasciarne niente. Quella frenesia Barreau la restituisce al sincopato ritmo di un jazz bollente, che fa abbandonare l’ascoltatore a un piacere ebbro.

Quattro episodi, che sono pochi

Perché di ricordare il bello non ci si dovrebbe mai stancare e qui auspichiamo uno o più sequel. In onda dal 27 al 30 gennaio su Rai Radio 3, all’interno di Tre soldi, alle 19:50. Per chi non potesse essere all’ascolto, poi lo trovate su Rai Play, ma non perdetelo. Chloe Barreau sa raccontare, lo fa principalmente attraverso se stessa, come aveva ampiamente dimostrato nel suo esordio La colpa di mio padre, documentario sulla storia della sua famiglia che è anche uno spaccato assolutamente inedito della Francia degli anni Sessanta. E lo fa molto bene grazie alla sua voce, che tradisce sempre entusiaste e genuine emozioni, e probabilmente per questo le hanno chiesto di prestarla alla dolce Plumette nella versione italiana de La bella e la bestia live action.

Stardust Memories è anche un tributo

A quelle splendide famiglie disfunzionali che si formano all’ombra di un bancone, riflesse nell’ottone della spina della birra. Come diceva la sigla di una delle più grandi sit com di sempre, “where everybody knows your name“. Non c’erano gli smartphone, non c’erano i social. Non c’era bisogno di appuntamento. Perché quando arrivi a casa, prima o poi qualcuno apre la porta e dice “sono qui”.

Share.

About Author

Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

Comments are closed.