Riflessioni di una Lavoratrice dello Spettacolo

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Alla cortese attenzione di

Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo

Ministro della Cultura Dario Franceschini

Roma 25 Aprile 2020

Illustrissimi Presidente del Consiglio e Ministri

Ho riflettuto molto in queste settimane e atteso a scrivere questa lettera nella speranza di svegliarmi una mattina e leggere o ascoltare un accenno, una parola che riguardasse i Lavoratori dello Spettacolo.

Ho atteso e atteso e atteso e come me decine di migliaia di persone, amici e colleghi, che come tutti gli italiani stanno vivendo e seguendo con ansia, molti colpiti in prima persona, l’angoscia di queste ore, diventate troppo velocemente mesi.

Ho atteso a scrivere per pudore, per senso civico, per la considerazione che ho dello stato di emergenza in cui si trovano a combattere le Istituzioni.

Ma la necessità di esercitare il mio diritto di cittadina, un diritto che vivo con senso di responsabilità, animata da una grande volontà costruttiva e positiva, non può più attendere.

Questa lettera non ha e non vuole avere alcun carattere di polemica.

Questa lettera è il mio modo di festeggiare il 25 aprile!

A parte il CDM del 16 Marzo scorso “Aiuti Concreti per il Turismo e la Cultura” di cui attendevamo con ansia maggiori informazioni e sviluppi ma di cui nulla più si è sentito, ad oggi 25 aprile purtroppo non vi è traccia di interventi seri e appropriati che entrino nel merito o che anche solo sfiorino il drammatico tema dei Lavoratori dello Spettacolo.

Per interventi seri e appropriati intendo dire, e sottolineare, che noi Lavoratori dello Spettacolo, già peraltro abituati da sempre a sentirci invisibili, oggi più che mai proviamo un sentimento surreale di abbandono da parte delle Istituzioni che sembrano ancora una volta essersi dimenticati di noi.

Eppure il Cinema anche in Italia è una grande industria. Un’industria che in molti Paesi è considerata uno dei motori essenziali per l’economia nazionale.

In Italia, il Cinema è un’industria che comprende circa duemila imprese e ha un fatturato di più di quattro miliardi di ricavi.

Com’è possibile che si continui a ignorare la nostra categoria?

Ci sono tavoli aperti e discussioni in corso, leggiamo le lettere che i Sindacati vi inviano, riempiamo e firmiamo petizioni e appelli e questionari ogni giorno ma purtroppo ad oggi non troviamo traccia della nostra presenza nei decreti, nelle statistiche, nelle tabelle, nelle interviste, negli articoli di giornale o nei servizi dei telegiornali o nei discorsi del Premier o dei vari Ministri. Nessuno parla di noi né il Governo né le opposizioni e noi non possiamo più accettare di continuare ad essere invisibili.

Sono oramai di dominio pubblico le previsioni relative alle prossime riaperture, ma in molte di queste tabelle i Lavoratori dello Spettacolo semplicemente sono assenti, non ci sono.

C’è la voce Cinema, si, ma si riferisce alle Sale Cinematografiche non alle Produzioni Cinematografiche.

Ora, siamo tutti più che consapevoli dell’emergenza, così consapevoli che nonostante si stiano rincorrendo in questi giorni voci incredibili circa la riapertura di alcuni Set nel prossimo mese di giugno o luglio, è davvero difficile poter dare serio credito a queste voci anche se ci piacerebbe farlo.

La gran parte delle Produzioni Cinematografiche solitamente partono in primavera.

Moltissimi di noi, dunque, quest’anno al momento dell’inizio del Lockdown non aveva ancora iniziato a lavorare e realisticamente, se tutto andrà bene, vedremo i primi Set riaprire il prossimo autunno.

Se tutto andrà bene, perché per ora la generica categoria “Cinema” rientra tra quelle attività per le quali la data è “da definirsi”.

Questo significa che saremo tra gli ultimi nel Paese a ripartire.

Alcuni, contavano di iniziare a lavorare a Marzo, ma le Produzioni si sono interrotte ancora prima che le persone potessero essere contrattualizzate.

I Lavoratori dello Spettacolo non hanno diritto alla Cassa Integrazione.

La maggior parte di noi non ha diritto nemmeno al Bonus di 600 euro perché il tetto per accedere a questo sostegno è stato fissato dallo Stato a 50.000 euro lordi.

Qualcuno ha dunque presupposto che con questa cifra (lorda) le persone siano state in grado di vivere nel 2019 e di mettere da parte risparmi tali da poter sopravvivere di rendita per ulteriori nove, dieci forse addirittura undici mesi.

Un presupposto oltre che improbabile, sicuramente molto irrealistico perfino per noi Lavoratori dello Spettacolo così abituati a confrontarci con la precarietà insita nel nostro stesso lavoro.

Che cosa avete previsto, se lo avete previsto, di mettere in campo per l’industria del Cinema?

Una domanda semplice, quella stessa che tutti i lavoratori dello Spettacolo si stanno facendo da troppe settimane ormai.

Costumisti, Parrucchieri, Truccatori, Macchinisti, Elettricisti, Assistenti di Produzioni, Aiuti Regia, Fonici, Operatori, Attrezzisti, Scenografi, Effetti Speciali, Autisti, Attori, Contabili, Amministratori, Montatori, Artigiani, Tecnici, Artisti, Organizzatori, considerati in questo settore tra le migliori maestranze al mondo.

Chi penserà a noi? Chi penserà ai fabbricanti di sogni? Quei sogni che in queste settimane hanno fatto compagnia a milioni di persone in tutto il mondo…

Il Covid è stato equiparato a Calamità Naturale e dunque non è coperto da alcuna Polizza Assicurativa nel Cinema. In mancanza di una Copertura Assicurativa nessun Produttore al mondo potrà mai farsi carico di un simile rischio.

Il nostro lavoro è quanto di più lontano dal Distanziamento Sociale si possa immaginare e il Distanziamento Sociale, ad oggi, in mancanza di un vaccino, è l’unica misura da mettere in campo per la salvaguardia e la tutela della salute dei cittadini e dunque di tutti i lavoratori.

Anche volendo fare test e tamponi alla Troupe prima dell’inizio riprese e metterli in quarantena preventiva, basterebbe una semplice comparsa trovata positiva a dover imporre un Fermo Riprese di almeno tre settimane, e così via a catena, quando le riprese di un film mediamente si aggirano intorno alle 6/7 settimane.

Questi dati rendono l’idea di quanto impossibile e poco praticabile sia lo scenario di una riapertura imminente.

Nessuno di noi, ad ogni modo, vuole mettere a rischio la propria salute o quella dei propri compagni di lavoro, semplicemente non possiamo che arrenderci all’idea che, al di là di chi girerà un film con un telefonino o su Skype, come si sente dire ultimamente, l’Industria del Cinema nella sua mastodontica macchina resterà ferma, e ancora per molto.

E per noi è doloroso, triste, e difficile da accettare, esattamente come per ogni altro lavoratore, perché non siamo speciali, no, siamo come tutti gli altri e così vogliamo essere trattati, considerati e infine tutelati.

Per questo, in virtù del fatto che la nostra categoria sarà l’ultima a ripartire vi chiediamo che venga istituito un Fondo Speciale per i Lavoratori dello Spettacolo, perché è lapalissiano che se anche tutto andasse bene, si sta parlando di una categoria, la nostra, che di fatto sarà stata ferma per quasi un anno.

Chiediamo, e questo non solo per noi ma per tutti i lavoratori italiani che come noi non potranno ripartire nell’immediato, che venga alzato il tetto surreale dei 50.000 euro per poter avere diritto al Bonus.

Molti pensano che fare cinema sia un passatempo, che ci si diverta nel farlo, che il nostro non sia un lavoro serio, necessario.

Necessario, bisognerebbe riflettere sul significato di questa parola.

Nella speranza di ascoltare presto quali saranno le misure che riterrete necessario mettere in campo per la nostra categoria vi auguro buon lavoro e vi porgo i miei più cordiali saluti.

Stella Savino

Produttore Esecutivo / Casting Director

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblicato questa missiva di Stella Savino, lavoratrice dello spettacolo, perché a nostro avviso contiene una attenta analisi, una fotografia dell’attuale situazione e del prossimo futuro che si prospetta, stante così la situazione generale dell’Italia.

Ci teniamo ad aggiungere all’elenco contenuto nella lettera – che naturalmente non ha alcuna pretesa di essere esaustivo – anche i lavoratori dello spettacolo d’altro tipo, quelli che “vengono dopo” e che sono ancora meno considerati. Giornalisti dello spettacolo, critici professionisti, addetti stampa, interpreti e traduttori, assistenti vari, direttori, produttori e organizzatori di festival vari, giurati, selezionatori, fotografi e tutti coloro che contribuiscono a far sì che la macchina della cultura continui a muoversi. I press office, senza i quali un primo ciak o un’uscita al cinema sarebbero come il famoso albero che cade nella foresta senza che nessuno lo senta. I giornalisti e i critici che, seriamente, eticamente, con preparazione e amore per l’arte, la sostengono parlandone e facendone parlare, fungendo anche da ponte tra gli artisti e il loro pubblico, attraverso le interviste. E che molto spesso non appartengono a nessuna presunta “casta” o lobby, che sono precari e folli abbastanza da continuare a svolgere un lavoro mai considerato tale.

Probabilmente per noi non ci sarà alcun decreto, non sarà previsto alcun aiuto. Nemmeno noi, però, abbiamo intenzione di arrenderci. Auspichiamo un dialogo maggiore, una collaborazione proattiva. Siamo da sempre al vostro servizio, fate tesoro di noi.

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