David 2020. La Paranza degli Esclusi, il ritorno

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Venerdì 8 maggio, si assegnano finalmente i David 2020. Un mese di ritardo, causa Coronavirus, con una formula televisiva inedita che verrà svelata in diretta su Rai 1. In ogni caso, un segnale forte e importante da parte dell’Accademia del Cinema Italiano e della presidentessa Piera Detassis. Chi riesce a superare le difficoltà in un momento di crisi merita solo applausi. Le iniziative legate ai cortometraggi candidati e alle sale cinematografiche sono entrambe carburante per il futuro che dovremo affrontare, speriamo presto, come comparto industriale e culturale.

Le cinquine dei David 2020 sono state particolarmente semplici

Il 2019 è stata una stagione cinematografica ricchissima per il cinema italiano. Tanti bei film, da parte di autori storici come Marco Bellocchio, che con Il traditore ci ha regalato un film stilisticamente modernissimo, oltre che storicamente importante. Matteo Garrone ha fatto con il suo Pinocchio un’operazione classica e internazionale. Matteo Rovere e Pietro Marcello hanno fatto due film d’autore e d’avventura, Claudio Giovannesi, con La paranza dei bambini, ha realizzato una delle opere più importanti degli ultimi anni.

Candidature magnifiche, che non hanno permesso ad alcuni che se lo sarebbero ampiamente meritato di ricevere la soddisfazione di un riconoscimento ufficiale del loro lavoro. Per questo, e non per spirito polemico, ho fondato l’anno scorso La Paranza degli Esclusi, un club di cui nessuno vorrebbe far parte, ma ciò nonostante estremamente ben frequentato.

Il misterioso caso Fabio De Luigi

Dopo Checco Zalone, conti alla mano Fabio De Luigi è l’attore più redditizio per il cinema italiano. Quest’anno 10 giorni senza mamma è stato il terzo migliore incasso tra le produzioni nostrane, e già nel 2018 l’uomo una volta noto come Olmo aveva dato un gran contributo al nostro botteghino. Ma dopo avere ampiamente dato assicurazioni sul sapere far ridere, De Luigi ha dimostrato di essere un attore a tutto tondo. Il suo Alvise Zago, portavalori torinese frustrato de Gli uomini d’oro non avrebbe sfigurato nella cinquina dei migliori protagonisti.

De Luigi è un attore prezioso, ricorda un grande sottovalutato come Walter Chiari, e sarebbe molto interessante vederlo in un film come Il giovedì, uno dei più belli di Dino Risi proprio con uno straordinario Chiari.

David 2020, il ritorno dei generi

Restando a Gli uomini d’oro, la sceneggiatura originale di puro genere e struttura firmata da Vincenzo Alfieri, Alessandro Aronadio, Giuseppe Stasi e Renato Sannio non avrebbe demeritato tra le cinque candidate.

E parlando di generi e Small Time Crooks, tanto per citare un Woody Allen a caso, Il grande salto, avrebbe meritato assolutamente la candidatura per il miglior regista esordiente, il magnifico Giorgio Tirabassi. Film dolente e surreale il suo, con un grande Ricky Memphis, che nella cinquina come miglior protagonista ci sarebbe stato benissimo, magari accompagnato, nella stessa categoria al femminile, da Roberta Mattei, sempre più brava.

Parlando di non protagonisti, ma solo per numero di pose, Massimiliano Gallo ha elevato a livelli sublimi il mantra “Io sono un uomo onesto” del suo Arturo Santaniello ne Il sindaco del Rione Sanità.

Al genere è tornato anche uno che se ne intende, Pupi Avati. Il signor Diavolo è un tuffo nella tradizione dell’horror italiano, in cui spicca Chiara Caselli, dama in nero inquietante e sensuale. Avrebbe meritato di far parte anch’essa del club delle migliori non protagoniste.

Indie cinema Italian Style

A Locarno 2018 fu un trionfo. L’ospite di Duccio Chiarini è uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. La sceneggiatura originale del regista, coadiuvato da Roan Johnson, Davide Lantieri e Marco Pettenello, avrebbe meritato la candidatura anche solo per la sua importanza sociologica. Daniele Parisi, nei panni di questo viandante della precarietà che passa da un divano all’altro, è bravissimo. Una nomination come miglior protagonista, dopo la già splendida prova in Orecchie di Alessandro Aronadio, sarebbe stata il giusto coronamento per il suo lavoro.

Cinema indipendente in Italia vuol dire tante cose. Prima o poi bisognerà analizzarle con attenzione, anche alla luce di quello che sarà la produzione dopo il Covid-19.

Dafne indipendente lo è senz’altro, oltre a essere uno dei più bei film della scorsa stagione. Praticamente invisibile, ma quanto bello sarebbe stato vedere il nome di Carolina Raspanti, la straordinaria protagonista, tra le migliori attrici dell’anno.

Autarchica, più che indipendente, è stata la distribuzione di L’uomo che comprò la luna, che avrebbe meritato di essere considerato per la migliore sceneggiatura originale firmata dal regista Paolo Zucca insieme a Barbara Alberti e Geppi Cucciari. E Jacopo Cullin e il grande Benito Urgu, protagonista e non protagonista, hanno avuto la sfortuna di capitare in un anno davvero ricco di belle interpretazioni.

Dietro le quinte

Ultima considerazione per una categoria tecnica, che si dovrà prima o poi equiparare alla stregua di regia e sceneggiatura.

Ricordi?, una delle opere più innovative come linguaggio degli ultimi anni, deve la sua incredibile struttura narrativa a un lavoro di montaggio quasi sperimentale. Desideria Rayner è forse la mancanza più dolorosa tra le cinquine dei David 2020.

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About Author

Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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