I Miserabili: Banlieu 13

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I classici, impossibile farne a meno. I Miserabili è un esempio lampante, storia universale e senza tempo che può essere declinata in tanti modi diversi. Ladj Ly, dopo avere sperimentato con un cortometraggio del 2017, amplia la sua personale visione dell’opera di Victor Hugo, aiutato anche dallo scorrere della Storia.

In questo caso, quella del calcio, con la finale dei mondiali 2018 e la vittoria dei Blues che unisce la Francia sotto il tricolore, il giorno dopo i festeggiamenti della presa della Bastiglia. Ma le rivoluzioni, purtroppo, spesso spianano la strada a nuovi dittatori e a rendere i poveri sempre più poveri.

Montfermeil è una delle banlieu parigine

I quartieri ghetto dove vengono confinate, e contenute, le presunte minoranze. Ce le aveva fatte scoprire Mathieu Kassovitz ne L’odio, in guisa gangsta e supercool. Negli anni ne abbiamo viste versioni assai più veritiere, a partire da La schivata di Kechiche, che oltretutto usava Marivaux per raccontarla, altra nobile ispirazione letteraria.

Montfermeil è più che un’ispirazione, è una delle ambientazioni principali del feulleiton di Hugo, era evidentemente destino che fosse destinato a essere scenario di abusi nei confronti dei diseredati della società contemporanea.

L’episodio centrale che racconta Ly è realmente accaduto, nel 2008, e fu dallo stesso regista personalmente documentato e poi raccontato in un cortometraggio nel 2017.

I miserabili è un film quasi autobiografico

Oltre che un documento di straordinaria importanza e potenza. Ancora di più oggi, con il mondo travolto dal Covid-19 e soprattutto dalle sue conseguenze economiche.

Ma mettendo da parte l’indubbia portata sociale e politica del film, I Miserabili sorprende soprattutto per le sue qualità cinematografiche. Thriller dalle atmosfere tese, che attinge dalla tradizione polar francese e dal poliziesco americano, ma non solo.

Questo Training Day della banlieu ha fatto sua la lezione dei generi abbracciandone un ampio spettro, dal western fino addirittura  all’horror, nel finale ad altissima tensione. Ly ha evidentemente una formazione estremamente classica e molto cinefila. C’è Melville ne I miserabili, ma anche Leone, Friedkin, moltissimo John Carpenter, da Distretto 13 a Fuga da New York.

Opera davvero di grande spessore e di alto profilo, I miserabili è un esordio da tenere in grande considerazione da parte di un cineasta che conosce perfettamente la macchina cinema nella sua interezza e complessità. E che sa dirigere anche molto bene i suoi attori.

I tre gendarmi sono perfettamente assortiti. Damien Bonnard e Alexis Manenti sono attori già navigati, non fosse altro perché hanno lavorato entrambi con F.J. Ossang nel meraviglioso 9 Doigts (ma il primo anche in Dunkirk e il secondo nella serie The Eddy). Djebril Zonga riprende il ruolo che già aveva nel cortometraggio e gli infonde un dolore sincero e toccante.

I miserabili è Cinema altissimo

Intrattiene e denuncia, senza mai lasciare un attimo di respiro allo spettatore. Come spesso si è stati costretti a dire durante il lockdown per il Covid-19, speriamo davvero di poterne godere sul grande schermo, che è assolutamente la sua naturale collocazione.

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About Author

Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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