Scream 3, quando Wes Craven smascherò Harvey Weinstein

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In questi giorni sto rivedendo la saga di Scream. Negli anni mi sono goduto più volte il primo, mentre ho totalmente alienato i successivi tre. Guardando il terzo episodio, mi sono accorto avere sempre sbagliato. Perché Wes Craven ci stava dicendo che Harvey Weinstein era un mostro nel 2000 e nessuno ci ha fatto caso.

Figuriamoci, adesso un sacco di commentatori cinefili faranno le corse per dire che “ma come, e te ne accorgi adesso? Ma si sa da sempre”. È per questo che prima di perdere tempo a scrivere queste righe ho voluto fare una ricerca in merito. Molto utile, e che mi ha portato a una ulteriore riflessione di cui vi dirò in seguito.

Scream, no one will hear you

Rapido riassunto. Scream è una saga horror, quattro capitoli tutti diretti da Wes Craven. L’idea è di Kevin Williamson, la prima e probabilmente, insieme a Dawson’s Creek, l’unica cosa riuscitagli decentemente in carriera. Williamson ne ha scritto tre film su quattro. Il terzo andò a finire nelle mani di un altro esordiente di belle speranze, Ehren Kruger. In seguito lavorerà anche con Terry Gilliam, scrivendo I fratelli Grimm.

Scream 3 è una patata bollente. Nessuno lo voleva fare, a partire da Craven, che accetta solo perché Harvey Weinstein gli aveva concesso un film che sognava da anni, La musica del cuore, un bel melodramma con Meryl Streep. Quanto di più lontano da Craven, ma in realtà un horror mascherato. Ma questa è un’altra storia.

Neve Campbell, ovvero Sidney, la protagonista della saga che quando passa i gatti neri si nascondono in una cassaforte dentro un bunker, avrebbe volentieri evitato. Tant’è che diventa in pratica una co-protagonista, lasciando molto più spazio a Courtney Cox e David Arquette, all’epoca oltretutto una coppia anche nella vita e molto glam, con la Cox sulla cresta dell’onda grazie al ruolo di Monica Geller in Friends.

Il film è ambientato sul set di Stab 3, ovvero la saga horror fittizia ispirata ai fatti che accadono nella saga di Scream. Metacinema elevato all’ennesima potenza. Se già Scream 2 funzionava meno rispetto al primo, questo terzo episodio fa acqua da tutte le parti. Almeno è così se lo vedi nel 2000 e poi lo dimentichi.

Poi però decidi di rivederlo. E scopri che Craven e Kruger, diciassette anni prima dello scandalo che ha sconvolto Hollywood, avevano urlato al mondo chi fosse realmente Harvey Weinstein. E nessuno li aveva ascoltati.

“Hollywood è piena di criminali che fanno brillanti carriere”

Parole di John Milton, guarda un po’. Non lo scrittore inglese, ma il produttore della saga di Stab, interpretato da un come sempre eccellente Lance Henriksen. Il nome non è casuale, perché un Paradiso Perduto c’è davvero in terra. Si chiama Hollywood. E lui lo spiega così. Siete autorizzati a usare il traduttore.

“It was the ’70s. Everything was different. I was well-known for my parties. She knew what they were. It was for girls like her to meet men. Men who could get them parts if they made the right impression. Nothing happened to her that she didn’t invite in one way or another. No matter what she said afterwards. … I’m saying that things got out of hand. Maybe they did take advantage of her. Maybe the sad truth is this is not a city for innocents. No charges were brought. And the bottom line is, [Maureen Prescott] wouldn’t play by the rules. You wanna get ahead in Hollywood? You gotta play the game, or go home.”

Maureen Prescott era la madre di Sidney, morta un anno prima dei fatti del primo film della serie. Scream 3 ribalta le prospettive di tutta la saga, soprattutto getta ben più di un’ombra su quello che era il mondo del cinema in quegli anni, e che in fondo era sempre stato.

In un favoloso cameo, Carrie Fisher dice quanto di seguito.

 

Non c’è molto da aggiungere

Vent’anni dopo. E ventitré di condanna

Lo scorso febbraio Scream 3 ha compiuto 20 anni. Una di quelle ricorrenze per fare contenuto nel mare di internet. Per fortuna, Adam White su The Independent ed Emma Fraser su SYFY, hanno entrambi scritto in merito alla questione, facendo interessanti considerazioni. Pochi mesi prima, il 31 ottobre per l’esattezza, anche Matthew Phelan su Slate aveva fatto lo stesso.

Ma la cosa davvero incredibile è che nell’ottobre del 2017 fu Kristen Yonsoo-kim su Vice la prima a far notare quanto Scream 3 avesse apertamente denunciato i comportamenti privati del mondo dell’entertainment. Scavando sui motori di ricerca, non ho trovato nessun magazine italiano, di settore o generalista, che abbia accennato alla cosa. Ma ovviamente spero di essermi sbagliato.

E qui arriviamo all’altra considerazione. L’indigestione di notizie. Nei primi due mesi dello scandalo Weinstein sono stati pubblicati decine di migliaia di articoli in tutto il mondo. La notizia è più o meno sempre la stessa, cambiano solo i nomi delle vittime. Accorgersi allora del breve pezzo di Yonsoo-kim avrebbe permesso una visione dello scandalo molto più ampia e analitica. Ma nessuno ci ha fatto caso. O ci ha voluto fare caso.

Wes Craven è morto nel 2015, quindi non potremo chiederglielo. Lo intervistai nel 2005 e la sua posizione su Harvey Weinstein era molto chiara.

Ehren Kruger, interpellato da Slate, è stato piuttosto generico, affermando che in realtà Weinstein non era la fonte d’ispirazione del personaggio, o almeno non l’unica né la principale.

Harvey Weinstein è stato condannato a 23 anni di prigione lo scorso 11 marzo.

Ci sono molte lezioni da imparare da Scream 3

La più importante è che un film, in quanto opera d’ingegno, ha sempre qualcosa da dire, bene o male, in una forma gradevole o meno al palato cinefilo. I suoi pregnanti significati possono essere nascosti, o sin troppo esposti. Ciò che conta è avere e sapere usare gli strumenti per codificare questi messaggi.

Può sembrare assurdo, ma forse se avessimo guardato Scream 3 senza la sufficiente distrazione che si concede all’ennesimo sequel di una saga horror, magari sarebbe stata rovinata qualche vita in meno.

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About Author

Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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