Boris Johnson, le bugie rendono ricchi

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Boris Johnson è un professionista della bugia. Ognuno di noi deve essere bravo in qualcosa nella vita. Lui sa mentire. Con una disinvoltura straordinaria, molto British, bisogna ammetterlo. E a furia di bugie, è riuscito a fare strage di un popolo.

Il suo, a dire il vero. Un piccolo errore di valutazione, ma abbiamo detto che sa dire le bugie, non che abbia una mira infallibile. Questa straordinaria abilità da parte di Boris viene da lontano, l’ha esercitata per tutta la vita. Lo ha fatto all’università, lo ha fatto con il suo primo lavoro, in un giornaletto di provincia chiamato The Times, quando attribuì una frase, inventandola, a uno studioso che era incidentalmente il suo padrino. E lo fece scientemente.

Ha mentito con sua moglie, la prima, che giustamente l’ha scaricato, e poi anche con la seconda, tradendola ripetutamente e anche piuttosto pubblicamente. Con tanto di prove, sotto forma di figli, nati o fatti opportunamente abortire, dalle sue scappatelle. E anche la seconda moglie lo ha giustamente scaricato.

E poi, cosa sicuramente meno importante per lui, e molto in linea con quello che un bravo politico dovrebbe fare, ha mentito alla nazione britannica. Ma come un Jep Gambardella del West End, lui non voleva solo mentire agli inglesi. Voleva avere il potere di ammazzarli se non gli credevano. E incredibilmente, ci sta riuscendo.

Secondo i dati del 23 giugno 2020, dall’inizio della propagazione del virus nel Regno Unito sono morte oltre 54.000 persone. Circa undicimila in più rispetto al conteggio ufficiale fornito dal governo, già più volte messo in dubbio, conti alla mano, dalla stampa più illuminata e da enti vari a cui la matematica non tornava.

Ma il Primo Ministro, il cui gabinetto affermava che stare sotto le 20.000 unità sarebbe stato un ottimo lavoro, ha dichiarato di essere molto orgoglioso di sé per come ha gestito l’emergenza. Praticamente il D’Annunzio di Islington.

Boris Johnson è laureato in lettere classiche, di cui è appassionato

Lo dimostrano le continue citazioni in greco e latino, che lo innalzano allo stesso livello del leggendario presidente del Catania Calcio, Massimino. Ricordiamo tutti le sue immortali parole:

“Come dicevano i latini, Sine qua non, ovvero siamo qua noi”.

Comunque, questa sua facilità con le parole fa sì che sia meno pratico con la matematica.

Da alcuni giorni, e in data 23 giugno ha condiviso con il mondo questo suo lungo studio, ha deciso che “one metr’ is megl’ che two”. Quindi, dal 4 luglio, alla tanto agognata riapertura dei pub, in Inghilterra si potrà bere una birra respirandosi addosso da un metro. Attenzione, solo in Inghilterra, perché Galles, Scozia e Irlanda del Nord hanno deciso che il sistema metrico di Boris Johnson è ancora meno attendibile di quello tradizionale.

Annunciando al parlamento inglese questa scoperta copernicana, Boris Johnson ha dovuto anche, come da tradizione, rispondere alle domande dei suoi colleghi dei vari partiti. E con l’abilità che gli si confà, ha polemizzato, scherzato, insultato, ovviamente mentito. Una cosa di certo non ha fatto: rispondere.

Una sola informazione davvero interessante è venuta fuori.

I consulenti scientifici del governo non erano molto convinti che un metro sia uguale a due in termini di sicurezza e salute pubblica. Ma Johnson ha detto chiaramente che la decisione è solo sua e che se ne assume tutte le responsabilità. Perché l’economia deve ripartire. Soprattutto quella dei pub.

Boris Johnson

Boris Johnson during a visit to Wetherspoons Metropolitan Bar in London with Tim Martin, chair of JD Wetherspoon. Picture: Henry Nicholls/PA Wire/PA Images

E in particolare i pub di Tim Martin, proprietario di Wheterspoon, la più grande catena d’Inghilterra. I pub più brutti e sporchi, con il cibo peggiore e la birra annacquata. Ma Tim Martin è stato uno dei più forti sostenitori della Brexit, è un caro amico di Boris e, guarda caso, tutto il protocollo delle riaperture dei pub coincide stranamente con delle procedure annunciate da Martin per i suoi pub già un mese fa.

L’Inghilterra è stata duramente colpita dal Covid-19.

La colpa è del suo governo, che ha effettuato un ridicolo numero di tamponi, sebbene Boris affermi che ne siano stati fatti il doppio che in qualunque altro paese dell’Unione europea. Il sistema di tracciamento dei contagiati è assolutamente inutile, sebbene Boris affermi che sia meglio che in qualunque paese dell’Unione Europea. Il supporto economico nei confronti della popolazione è stato importante, ma in ogni caso molto inferiore rispetto alle necessità e comunque calibrato molto male in termini di impatto sulle diverse classi sociali.

Dal 4 luglio gli inglesi, che già si sono riversati nei parchi, si riverseranno anche nei pub. Guarderanno le partite, si abbracceranno bevendo pale ale a ogni realizzazione. I negozi sono aperti, anche lì si può stare a un metro, così potranno riempirsi il doppio, vendere il doppio, accelerare la ripresa dei consumi da parte di chi se lo può permettere.

Boris Johnson se lo può permettere, nonostante un paio di divorzi e molti figli da mantenere. D’altronde, un buon killer costa caro. Se poi è uno di quelli capace, come cantava Fabrizio De Andrè, di lavorare su scala industriale, la parcella diventa salatissima. Ma è abbastanza evidente che il Primo Ministro abbia bussato alle porte giuste per ritirare valigette piene di sterline svalutate.

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About Author

Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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