Il complotto contro il Piccolo America

0

Questa era la narrazione del Cinema America.

Proviamo a rileggerla in un altro modo. Premo il pedale sull’acceleratore della domanda retorica.

– il 9 giugno 2020 il Cinema America dice che di 140 richieste ha avuto 120 “no”. Dice che i distributori non accettano le offerte economiche simili a quelle degli anni precedenti o che non rispondono. È un boicottaggio o si tratta semplicemente di contrattazioni e ritardi logistici? Il Cinema America non ha dubbi: è un ricatto.

– il 24 giugno 2020 il Cinema America ci fa sapere che è partita una istruttoria contro ANICA e ANEC per accertare il loro “boicottaggio”. La denuncia del Cinema America all’AGCM é del 5 agosto 2019. Cosa c’entra quindi con i 120 rifiuti del 9 giugno 2020?

– perché il Cinema America attacca ANICA e ANEC, e non i distributori veri e propri che negano i loro film?  Perché abbiamo sentito i nomi di Rutelli e Lonigro, e non quelli dei sales agents di Warner Bros, Universal, etc. che a detta di Carocci stanno negando i loro film alle sue arene?

– e perché dovrebbero, visto che il Cinema America è dotato di sponsor e budget e paga le sue proiezioni regolarmente agli aventi diritto?

– perché Carocci è contrariato la sera dell’8 luglio, e poi canta vittoria il 9?

– è stata veramente la sentenza dell’AGCM a sbloccare l’”embargo” e a permettere, in soli 6 giorni, al Cinema America di avere 104 titoli a disposizione?

L’ANNO SCORSO A SANTA MARIA IN TRASTEVERE

Torniamo indietro al 2019. Cosa hanno fatto veramente, ANICA e ANEC, che ha fatto decidere al Cinema America di chiedere una istruttoria all’AGCM?

Hanno semplicemente dato delle indicazioni di massima su quale tipologia di prodotto concedere alle proiezioni gratuite. Chi conosce il ciclo economico di un film – lo sanno anche gli spettatori semplici appassionati – sa che un titolo ha un periodo di tempo di sfruttamento, mai standard (“siamo una industria di prototipi”, secondo la ficcante definizione di Dino de Laurentiis) ma che all’incirca possiamo indicare in 24 mesi, dal biglietto a prezzo pieno della sala di prima visione alla pay tv o VOD, poi l’home video (digitale o su supporto) e poi il passaggio in una tv “in chiaro”.

Alle arene estive, che hanno accesso libero e pure un numero di spettatori potenzialmente elevato, ANICA e ANEC suggeriscono, in generale, di dare il prodotto ormai arrivato al capolinea dello suo sfruttamento commerciale.

È un “ricatto” suggerire a una industria di concedere il proprio prodotto per un utilizzo gratuito da parte del pubblico solo alla fine del suo sfruttamento commerciale?

LEGGI ANCHE: CINEMA AMERICA, SETTIMO POTERE

Se al posto dei film parlassimo della grande distribuzione, o del pane, potremmo azzardare il paragone che l’associazione dei panettieri italiani invita i propri panificatori a svendere il pane o a regalarlo solo alla fine della giornata, dopo che gli altri colleghi hanno già avuto il loro incasso quotidiano? E perché questa raccomandazione?  Beh, mi sembra chiaro che se qualcuno distribuisce pane gratis sulla pubblica piazza, e io sono una panetteria nelle vicinanze, un attimo ci penserei. Non sarà buono come il mio, croccante come il mio, ma è pur sempre pane. Certo, magari a fare la coda per le michette gratis ci stanno i meno abbienti o chi non ha mai messo piede nella mia bottega (e non vogliamo con questo giudicare o offendere nessuno, anzi!), ma poi a quelli che entrano da me invece come gli racconto (sempre di narrazioni di tratta) che il pane mio costa 3 Euro al chilo?

Chi conosce l’industria cinematografica sa in quanti modi si possa “bruciare” l’impatto di un film, ma anche quanto è difficile poi, per un distributore e un esercente, convincere il pubblico che il proprio film abbia un “valore”. Mi sembra ovvio che le arene gratuite, pur nutrendo un potenziale serbatoio di potenziale pubblico, creino comunque una vaga distorsione all’interno delle percezioni di un mercato che di distorsioni, purtroppo, ne conosce tantissime.

Leggendo le 31 pagine della “sentenza” dell’AGCM, scopriamo che le linee guida indicate da ANICA ai suoi associati sono le seguenti:

-possibilità per le arene estive ad ingresso gratuito nei comuni di essere dislocate a distanza di minimo 5 km in linea d’area dalla sala cinematografica aperta più vicina;

-programmazione non di film current ma solo di quelli usciti in sala prima del 31 dicembre 2016;

-possibilità di deroga alla suddetta programmazione, per i film italiani usciti in sala fino a giugno 2018, solo se programmati alla presenza dell’autore nell’ambito ad esempio di una retrospettiva;

-proiezioni in formato 2k o superiore;

-promozione all’interno delle arene di Moviement

E che, udite udite, sono state ribadite da ANICA ai suoi associati, via email, anche il 3 giugno 2020.

Sempre nel 2020,

“a fronte della richiesta di circa 141 liberatorie, il Piccolo America ha ricevuto 75 dinieghi, 41 senza riscontro e 26 risposte positive di cui solo per 10 opere è stato perfezionato il contratto di autorizzazione; le restanti 16 opere di cui si ha la disponibilità a proiettare, risultano di diversi autori non consentendo una corretta e idonea programmazione coerente con la finalità dell’iniziativa, anche dal punto di vista educativo a cui il progetto ha ambito sin dalla sua ideazione. Ad esempio, stante i dinieghi ricevuti, il piccolo America sta avendo difficoltà persino a organizzare retrospettive su registi come Alfred Hitchcock e Billy Wilder.”

Questo dicono Carocci e co. all’AGCM, ma questo è un dato del 29 maggio 2020, quindi prima dell’email di ANICA. Poi come vedremo il 9 giugno questi dati vengono resi pubblici su Facebook, dando inizio alla teoria del “ricatto” e del “complotto contro il Cinema America”.

L'ombra del dubbio

Ma visto che sappiamo che ANEC e Cinema America si sono incontrati nel 2019, e hanno raggiunto comunque un accordo (se ne parla sempre profusamente nell’incartamento dell’AGCM), e che anche ANICA, a parte le linee guida valide come “regole d’ingaggio” per tutte le arene gratuite, ha in verità sempre sensibilizzato i suoi associati nei confronti del Cinema America (apprezzandoli, o forse temendo la loro “bocca di fuoco” mediatica), a questo punto il dubbio ci assale.

Non è che i fautori del complotto contro il Cinema America sono…

Girate pagina per scoprirlo!

1 2 3 4 5
Share.

About Author

Massimo Benvegnù

Nato a Piove di Sacco, ha collaborato con la Mostra del Cinema di Venezia, il Biografilm Festival di Bologna, ha scritto per Il Riformista, prima di andare ad Amsterdam, dove vive da molti anni e lavora per l'EYE Filmmuseum.

Comments are closed.