AMC – Universal. Una rivoluzione. Forse anche italiana

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Universal Pictures e AMC Theatres, la più grande catena di sale cinematografiche statunitensi, hanno siglato un accordo per cui i film della major hollywoodiano avranno bisogno di soli diciassette giorni di sfruttamento in sala prima di poter essere distribuiti su altre piattaforme, in particolari digitali.

Un compromesso storico, ma invece di Enrico Berlinguer e Aldo Moro, i protagonisti sono due colossi del sistema cinema americano. In soldoni, dopo le polemiche successive alla distribuzione direttamente in Video On Demand di film destinati alla sala come Trolls 2, Emma, L’uomo invisibile, The Hunt, con ritorsioni da parte di AMC e altre catene dell’esercenza internazionali che hanno bandito il prodotto Universal dalle loro sale, adesso arriva la tregua.

Che va però spiegata bene e analizzata, per evitare che se ne travisi l’aspetto squisitamente pragmatico.

AMC – Universal: l’accordo nel dettaglio

O almeno, nel dettaglio delle notizie rese note dalle due aziende. AMC ha concesso a Universal una finestra per la distribuzione nelle sale del suo circuito di soli diciassette giorni, prima di poter andare su diverse piattaforme digitali, in forma non esclusiva, compresa quella di AMC Theatres. Si presume, ma non è specificato, che AMC abbia diritto a una percentuale sui noleggi in VOD. L’accordo è valido per ora solo per il territorio americano, ma verrà presumibilmente esteso anche agli altri territori dove operano le due aziende.

In Europa, AMC è proprietaria delle catene Odeon, UCI (presente anche in Italia) e Nordic, che opera nei paesi scandinavi. Se le due compagnie dovessero trovare un accordo simile anche per gli altri mercati (anche quello medio orientale, dove AMC ha una presenza massiccia) allora potrebbe succedere qualcosa di simile a ciò che si è visto durante il lockdown per il Covid-19, ma regolamentato.

Questo è un punto molto importante, soprattutto per il mercato italiano. Al momento c’è una deroga alla legge delle finestre distributive, che risale al novembre 2018 e che prevede almeno 10 giorni in sala se l’opera è programmata solo per tre giorni (o meno) feriali, di 60 giorni, se l’opera è programmata in almeno 80 schermi, oppure 21 giorni di programmazione con un numero di spettatori inferiori a 50mila.

La cosa da tenere sempre presente è che, in ogni caso, le finestre italiane non possono essere decise da due aziende private in accordo. Lo decide il governo, in accordo con le associazioni di settore, ovvero Anica e Anec, ben note in questa calda estate italo-americana.

Apparentemente complicato, in realtà non così tanto. Durante il lockdown, con le sale chiuse, i film sono andati direttamente in VOD e con la riapertura hanno potuto da subito viaggiare sul doppio binario, almeno i pochissimi che hanno optato per questa soluzione, sempre grazie alla deroga di cui sopra.

Quando la deroga verrà meno e la situazione sarà, più o meno, normalizzata, UCI e Universal non potranno decidere per conto loro di portare un film dalla sala a una piattaforma VOD dopo 17 giorni. Certamente, come già detto dal presidente dell’Anica Francesco Rutelli in un’intervista rilasciata pochi giorni dopo l’inizio del lockdown, il sistema di windows dovrà essere rivisto, sempre di concerto tra il ministero dei beni culturali e le associazioni di settore.

L’accordo AMC-Universal accellererà questo processo, in Italia senz’altro, in Francia si vedrà, vista la politica culturale storicamente molto protezionista e il grande potere che hanno le catene degli esercenti.

Adesso cosa succede? Girate pagina e ve lo diciamo

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About Author

Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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