Widows – Eredità criminale

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Widows, ovvero il #Metoo del genere heist. Tre donne perdono i rispettivi mariti, onesti rapinatori che muoiono in un incidente sul lavoro, lasciando le mogli in gravi difficoltà, economiche e non solo. Le signore dovranno infatti anche fronteggiare le questioni lasciate aperte dai consorti con clienti insoddisfatti e competitor pretenziosi.

Widows, lo Steve McQueen che non ti aspetti

Un film di genere, quindi, una cosa che non ci si aspetterebbe da un cineasta come Steve McQueen, artista concettuale che ci ha abituati a ben altri temi, dal Bobby Sands di Hunger alla bulimia sessuale di Shame. Dopo l’Oscar, non meritatissimo, di 12 anni schiavo, il regista inglese ha quindi voluto cimentarsi in un tema classico, declinandolo al femminile. Una scelta senza dubbio vincente, nel primo anniversario del #Metoo, o nell’anno 1 A.W. (After Weinstein).

Widows ha meriti artistici evidenti.

Indipendentemente dalla costruzione del colpo, che non vuole e non deve essere un perfetto meccanismo a orologeria, Widows è un film costruito sulle assenze e sui rapporti. Struttura temporale ben bilanciata tra presente e flashback, che contribuisce alla spiegazione e al consolidamento dei rapporti e alla presentazione delle forze in campo, rappresentate da un cast bene assortito e magnificamente in forma. Gli uomini, che tendenzialmente fanno quasi tutti una gran brutta figura, funzionano perfettamente, da Colin Farrell a Liam Neeson, oltre che un meraviglioso Robert Duvall. E fa piacere rivedere Lukas Haas nel cinema che conta, talento che scoprì bambino Peter Weir in Witness e che crescendo avrebbe meritato maggiore fortuna (straordinario qualche anno fa in Brick, contrapposto a Joseph Gordon-Levitt).

Widows non molto allegre, ma molto arrabbiate

Le vedove sono molto bene assortite, e tra le tre, incredibilmente, quella meno efficace è la più titolata. La lacrima troppo facile di Viola Davis alla lunga non rende, molto meglio Michelle Rodriguez, che fuori dal franchise di Fast and Furious ricorda di essere un’interprete vera, come già dimostrato in Nemesi, l’ultimo sottovalutatissimo film di Walter Hill. Ma la vera sorpresa è la splendida Elizabeth Debicki, attrice magnifica, con una grande gamma interpretativa e una presenza scenica notevole, già vista ne Il grande Gatsby.

Widows è un film di attori

Come è giusto che sia per un racconto dall’impianto classico e inscritto in un genere dalle regole codificate. McQueen assembla il tutto senza commettere errori, il risultato è un prodotto di ottimo intrattenimento, con una spolverata di denuncia sociale che non ne offusca l’essenza popolare.

E queste sono tutte buone notizie.

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Alessandro De Simone

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