Twilight anniversary: Conversazione con Stephenie Meyer

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Incontrare Stephenie Meyer oggi sarebbe quasi impossibile. La sua fama è cresciuta in maniera esponenziale, dopo che i suoi quattro libri sulla Twilight saga hanno raggiunto il record di vendite in tutto il mondo. Quindi tutti la vorrebbero e lei, giustamente, seleziona cercando di non rovinare la vita a se stessa e alla sua famiglia.

Noi l’abbiamo incontrata qualche tempo fa, in occasione del suo tour in Italia quando uscì New Moon, il secondo capitolo della saga di Edward e Bella, ma se leggerete quanto segue, troverete comunque elementi interessanti ancora oggi. Già allora aveva tutto ben chiaro… e i fan possono accorgersene!

 

Mentre scrivevi Twilight avevi già in mente come la storia sarebbe proseguita nei vari sequel?

Non stavo pensando a una serie mentre scrivevo il primo libro, ma una volta giuta alla fine, anche con il sostegno del mio editor, ho avvertito l’estrema personalità e la potenzialità dei personaggi. Ed è stato subito evidente che dovevamo arrivare almeno a tre libri.

 

Questo ormai è diventato un nuovo genere. Sei a conoscenza del fatto che oggi hai delle emulatrici, anche qui in italia?

Non ne avevo la più pallida idea.

 

Come ti fa sentire?

Be’, è decisamente lusinghiero. E poi il pensiero che i miei personaggi possano servire non solo ai fan, ma anche come ispirazione ad altri scrittori mi sembra una buona cosa ed è anche molto eccitante per me.

 

Facciamo un passo indietro e torniamo alle origini. Come ti è venuta in mente una storia d’amore vampiresca adolescenziale? La letteratura ci ha abituati a una figura di vampiro che sì è molto attraente, ma di solito si tratta di vampiri un po’ più adulti…

Questa è una domanda molto delicata. Avevo ventinove anni quando ho scritto Twilight e mi sentivo molto legata alle esperienze degli adolescenti. I romanzi classici sui vampiri pongono sempre l’accento sul lato oscuro della faccenda, ma io non ero interessata a quella parte della storia. Non credo sarebbe stato molto appropriato per dei teenager parlare di vampirismo e uccisioni, diciamo che ero più interessata a come i protagonisti vivono la loro storia d’amore. Io non ho mai letto molta letteratura vampiresca, anzi direi che quasi non ne ho letta affatto! So che molti adolescenti leggono storie dell’orrore, ma io non lo facevo.

 

Come ti è venuta dunque l’ispirazione per una storia a sfondo dark? Oggi la darkness e lo stile gotico sono ovunque: nell’arte, nella moda, nel beauty… è la nuova tendenza cool…

L’ispirazione mi è venuta da un sogno che ho fatto tempo fa, e non era affatto dark, anzi era abbastanza luminoso. Lo ritrovi al capitolo 13 di Twilight, quando Bella è distesa al sole con Edward e lui ha la pelle scintillante. L’elemento nuovo è che il vampiro non ha paura della luce, anzi sotto i raggi del sole diventa una creatura meravigliosa. Volevo toglierlo dall’oscurità.

 

Nei tuoi libri l’elemento più importante è l’amore, quello con la A maiuscola, che dura per sempre…

Credo che l’amore sia una cosa buffa perché è capace di renderti perfetto. Credo di essere una persona con inclinazioni romantiche, che fa caso a tutta una serie di piccole cose che fanno il romanticismo. Penso che non potrebbe essere altrimenti per me, con i miei libri, perché l’amore è la forza più potente là fuori.

 

Come hai creato Edward? Intendo dire il suo aspetto fisico che è da subito così definito.

È venuto tutto dal mio sogno. Nella testa ho diversi tipi di bellezza maschile che mi piacciono, che posso considerare appartenenti a un bel ragazzo. Ma l’aspetto di Edward è quello che mi sembrava più poetico tra tutti questi. L’aspetto fatato della pelle, in particolare, è uno degli elementi essenziali per me. Le sue sembianze non vengono da nessuna fonte esterna: non somiglia a mio marito né a nessun altro che conosco. È davvero il frutto della mia immaginazione.

 

Molte persone ti paragonano a JK Rowling…

Già e non riesco a capire perché! A parte il fatto che i miei libri hanno avuto successo e anche i suoi, per questo paragonano la mia saga a quella di Harry Potter. Ma non credo ci siano molti punti di contatto fra noi.

 

Già, anche perché Harry Potter non è pericoloso…

Be’, magari io direi che per qualche verso lo è…

 

Sì, ma è il classico eroe che cerca sempre di fare la cosa giusta. Edward invece, per la sua stessa natura di vampiro, non fa la cosa giusta…

Già, innamorandosi di Bella fa esattamente il contrario. E anche in New Moon agisce d’istinto e non fa affatto la cosa giusta. Ma mi piace molto l’aspetto della sua personalità che si sforza moltissimo per non far soffrire le persone, per non far del male a nessuno. In questo senso, per me, anche lui è un eroe.

 

E cosa mi dici di Bella?

È incredibile perché Bella è realmente qualcuno a cui voglio bene. È come fosse mia sorella minore o mia figlia, in un certo senso. È una persona buona e fa cose buone il più delle volte. Mi piace tanto la sua personalità perché non vede mai le cose come bianche o nere, è più sintonizzata sulle sfumature di grigio… Prova in tutti i modi a essere gentile con la gente. Ha una personalità molto altruista.

 

Magari non ti aspettavi tutto questo successo all’inizio. Come ti sei sentita quando hai realizzato di essere diventata così famosa?

Non ne avevo idea nel 2003, quando ho scritto il romanzo e sono andata in cerca di un editore. Era novembre quando l’ho trovato e non è stato per niente facile. Ha voluto da subito che garantissi tre libri e mi ha dato anche un anticipo per i due capitoli successivi. Ero sbalordita e mi dicevo che forse stava scherzando! Per cui la maggior parte del mio tempo l’ho trascorso in maniera molto normale, scrivendo e facendo quello che faccio di solito. Poi all’uscita di New Moon c’è stato un tour. Sono a Roma e dovrò andare a Volterra e forse mi rendo conto solo ora di quanto la gente ami i miei romanzi. Non mi capacito che tutto questo stia accadendo davvero.

 

E adesso cosa pensi dei tuoi fan?

È bello che siano così appassionati. Per loro i miei personaggi sono importanti quanto lo sono per me. Vogliono sapere cosa fanno e cosa viene dopo, li amano davvero.

 

Cosa leggevi tu da adolescente?

A dir la verità non leggevo molte cose da “giovani adulti”, ho iniziato a leggere che ero molto piccola e sono rimasta per molto tempo legata alle favole classiche e ai libri illustrati. Adoro Piccole donne. Poi mi sono servita della biblioteca di mio padre, piena di classici: adoro Shakespeare, Jane Austin… Sai, la nostra letteratura classica in lingua inglese.

 

E niente letteratura vampiresca classica?

No, per niente. Ancora oggi non ho mai letto nulla di Bram Stoker. Non mi piacciono i libri paurosi. Magari dovrei iniziare… Ho letto un solo libro sui vampiri, un romanzo molto popolare dalle mie parti e non mi è piaciuto. Ma non vorrei che la gente si confondesse: a me piacciono i romanzi classici, le storie d’amore. Le storie di vampiri le trovo, a dire il vero, un po’ stupide. Non mi affascina la figura classica del vampiro neanche un po’.

 

E allora come mai hai scelto proprio un vampiro come protagonista, e non magari un licantropo?

Be’, i licantropi ci sono! Il protagonista è un vampiro perché diventa il simbolo di un amore impossibile, ma è molto diverso dai vampiri delle operazioni più commerciali, di quelli che vengono raccontati alla TV per esempio.

 

Parliamo un po’ di Eclipse. Come lo definiresti?

È più divertente degli altri, ho cercato di metterci dentro il mio senso dell’umorismo. Per ora è il mio preferito. Mi piace davvero scrivere, per me è un’esperienza eccitante. Anche il mio editor è stato molto sorpreso di ritrovarci alcune mie battute di spirito tipiche.

 

Quando hai pensato a una quadrilogia, sapevi già come volevi che andasse a finire?

Il quarto libro si evolverà esattamente come sarà naturale che vada a finire la storia. Ma vorrei ovviamente inserirci il lieto fine come piace a me!

 

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