Effetti collaterali

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Steven Soderbergh ha da tempo annunciato il suo ritiro dalla scena cinematografica, ma tanto per essere sicuro della pensione e di non essere troppo facilmente dimenticato, ha pensato bene di darsi al superlavoro, girando in due anni scarsi ben sei film. Complimenti per l’impegno che però ha molto nuociuto alla qualità media del prodotto, a dispetto di un’intelligenza produttiva sempre notevole.

Se Contagion era infatti un piccolo gioiello del virus movie, con un grande cast e le storie incrociate proprio come nei classici disaster degli anni Settanta, risultava purtroppo molto ingenuo in quelle che dovevano essere le parti essenziali, quelle politiche e sociali. Lo stesso Magic Mike poteva essere sviluppato molto meglio di un remake al maschile di Flashdance.

Effetti collaterali è un noir con non poche pecche.

Soderbergh è da sempre un adoratore dell’intreccio complicato e non si fa pregare neanche in questo caso, costruendo un impianto pieno di fantasiosi incastri che apparentemente funziona, ma solo per il nostro desiderio di dare un senso a questo curioso oggetto cinematografico, in cui il buon vecchio Steven cerca come sempre d’infilare un po’ di denuncia, dalle responsabilità delle case farmaceutiche alla passione degli americani per i prodotti di queste ultime.

Effetti collaterali è un tipico film di Soderbergh.

Ricco di richiami cinefili, da Hitchcock a De Palma, e con un cast che si presta al gioco volentieri. E se Rooney Mara si conferma come una delle più interessanti scoperte del panorama cinematografico americano recente, è bello vedere che Jude Law stia riacquistando il talento dei suoi esordi.

Per il resto, in attesa di guardare dietro i candelabri per l’ultima volta, c’è sempre il rammarico di sapere cosa avrebbe potuto fare Soderbergh se avesse avuto un carattere solo un po’ più riflessivo…

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Alessandro De Simone

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