Last Vegas

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La commedia geriatrica è uno dei tanti sotto generi che il cinema classico hollywoodiano ha sviluppato nel corso degli anni. Tornando indietro viene subito in mente Indovina chi viene a cena?, e in modo totalmente diverso Harold e Maude del grande Hal Hashby, mentre in tempi più recenti il focus ha virato sul romanticismo e il melò, come Tutto può succedere e Le pagine della nostra vita.

La formula vincente è prendere qualche premio Oscar un po’ attempato, cucirgli un ruolo addosso e metterli davanti alla macchina da presa, il resto viene da sé. È quello che ha fatto il buon Jon Turtletaub, regista che di commedie se ne intende anche abbastanza, con Last Vegas, ritrovandosi tra le mani materiale umano di un certo spessore come il quartetto Douglas – De Niro – Freeman – Kline, a cui si aggiunge una sempre meravigliosa Mary Steenburgen (statuetta anche lei per il troppo facilmente dimenticato Una volta ho incontrato un miliardario di Jonathan Demme).

Sceneggiatura scritta su un tovagliolo, che racconta di quattro amici di Brooklin che a settant’anni si ritrovano per festeggiare l’addio al celibato dello scapolo impenitente che vuole impalmare a Las Vegas una donna che potrebbe tranquillamente essere sua nipote. Meccanismi Hangover, saggezza della vecchiaia, amicizia più forte delle avversità e amore senza tempo. Il resto lo fanno quei cinque, a cui si potrebbe dare in mano persino un romanzo di Fabio Volo e lo farebbero sembrare la Divina Commedia.

Cinema facile e di buoni sentimenti, in cui i vecchi leoni non sembrano feriti e sul viale del tramonto, ma con il minimo sforzo spiegano cosa vuol dire fare l’attore. E alla fine si vuole bene a ognuno di loro, quasi sperando di poter passare un giorno un weekend in grande stile.

Ma questo è un altro film, si chiama Tutta colpa dell’INPS.

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Alessandro De Simone

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