The Disappearance of Eleanor Rigby

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La commedia romantica e il melò sono due generi molto difficili da trattare. In entrambi il rischio, serissimo, è quello di esagerare, risultare o troppo melensi o troppo strappacuore. Equilibrio, quindi, ovviamente in sede di sceneggiatura, perché per entrambi i generi la scrittura è tutto, da lì si definisconi i toni e il ritmo.

Unirli in un unico racconto è una sfida straordinariamente difficile, oltre che molto audace. Ci ha provato Ned Benson, regista a cui piace la sintesi, dato che con il suo film d’esordio, questo, ha fatto anche il secondo e il terzo.

The Disappearance of Eleanor Rigby è infatti un’opera concettuale, un trittico in cui la storia viene vista dal punto di vista di lui, di lei e da uno esterno. Quest’ultimo, dal titolo Them, è stato scelto da Thierry Fremeaux per la selezione ufficiale del Festival di Cannes 2014, in competizione nella sezione Un Certain Regard.

Eleanor e Conor si amano, finché un brutto giorno lei decide di cancellare la loro vita di coppia, fuggendo dalla relazione e negandosi a quello che scopriamo essere il marito e non solo. Sempre in bilico tra commedia e dramma, con una certa prevalenza di quest’ultimo, il film di Benson non prende mai realmente una direzione, come la sua protagonista, segnata da un trauma che ha coinvolto Conor e le loro famiglie, ma che viene trasmesso allo spettatore con una freddezza che non fa montare né la tensione emotiva, né l’empatia con i personaggi.

Eleanor Rigby è un vestito cucito su misura a Jessica Chastain, anche produttrice del film, ma la bella protagonista di The Tree of Life non riesce a coinvolgere, anzi, la sua Eleanor è un personaggio anche piuttosto sgradevole, egoista a prescindere e dalla borghese agiata inconcludenza. Non che il marito Conor sia meglio, entrambi comunque personaggi di una New York di lignaggio alleniano, ma molto più presuntuoso.

Dai tempi ingiustificatamente lenti e dalla durata eccessiva, a causa dei troppi non finali, The Disappearance of Eleanor Rigby è destinato a essere un cult radical chic, con i bistròt finto trascurati, gli shorts di Jessica, il look ciancicato di James McAvoy (che preferiamo Dottor Xavier in X-men), un finale paraculo e un cast anziano che metterebbe al sicuro chiunque. Isabelle Huppert, William Hurt e soprattutto Ciaran Hinds sono la cosa migliore del film. Il resto potrebbe anche scomparire insieme a Eleanor Rigby.

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Alessandro De Simone

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