3 from hell: l’inferno può attendere

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3 from Hell, ovvero il film che non speravamo di vedere. In che senso si possa prendere quest’affermazione, si lascia allo spettatore e al post visione del terzo capitolo della saga di Rob Zombie. La famiglia, molto disfunzionale, Firefly, dopo essere stata crivellata di colpi nel finale di The Devil’s Reject, è troppo malata persino per l’Inferno. Incredibilmente sopravvivono, e naturalmente nessuna prigione può trattenere Otis e Baby.

Solo loro, perché Captain Spaulding viene giustiziato all’inizio del film. Non è uno spoiler, dato che il povero Sid Haig è mancato poche settimane fa. Già durante le riprese era malato, e Zombie gli ha voluto dare una elettrizzante uscita di scena. Viene sostituito, abbastanza degnamente, da Richard Brake, nella finzione scenica fratellastro di Otis.

Tralasciando gli eventi del film, fermo restando che gli appassionati adepti del gore e dello splatter non avranno di che lamentarsi.

3 from Hell ha meno potenza lirica e politica dei due precedenti

Se La casa dei 1000 corpi era un omaggio, davvero eccellente, allo slasher degli anni Settanta, e il successivo un film quasi sovversivo, in cui i tre assassini senza morale sono evidenti prodotti della società americana, emanazioni fisiche del male nato dagli eventi che hanno ferito a morte la nazione, tutto questo viene purtroppo a mancare nella terza scorribanda.

Il concetto viene anche esplicitato, sin troppo didascalicamente, da Captain Spaulding, nell’ultima intervista prima dell’esecuzione. Ma resta lì, sospeso. Zombie è più interessato a sfogare gli istinti di Otis e Baby, costretti in prigione a non fare la cosa che riesce loro meglio, ovvero massacrare con il sorriso sulle labbra quanti più componenti della becera borghesia americana. Un elemento che ha contribuito a iconizzare rapidamente i tre personaggi, che con la stessa celerità rischiano la normalizzazione, cosa a cui vanno qui pericolosamente vicini. La figura del killer psicopatico che ripulisce la società dalla vera feccia, quella insospettabile, è ormai già stata sdoganata, e da un presunto anarchico come Rob Zombie ci si aspetta altro.

Oppure, è solo divertimento cinematografico fine a se stesso

Come 3 from Hell, e naturalmente non c’è niente di male, anzi. Ma la funzione primaria del genere horror è il non essere normale, nè tantomeno rassicurante. Piuttosto, anche nella sua complicata giustizia, di essere una sentinella dell’a-moralità. Quando un serial killer diventa un’action figure, allora è il momento di ritirarsi.

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Alessandro De Simone

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