Gianni Amelio: il mio film non politico su Bettino Craxi

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Hammamet, nuovo lavoro di Gianni Amelio con protagonista Pierfrancesco Favino, è uno dei film più attesi da parte di chi segue certo cinema, ma non solo. Parlare di Bettino Craxi, al terzo posto dei cattivi secondo l’opinione pubblica italiana, tott’oggi prima di Berlusconi e Salvini, persino di Trump, è qualcosa che fa sentire chiunque in diritto di dire la propria. E anche noi la diciamo, potendo recensire un film con gli strumenti propri che questo mestiere ci mette a disposizione. Ma se parliamo del film è un conto, se parliamo di politica è un altro. Perché Hammamet non è un film politico. Ed è lo stesso Gianni Amelio a confermarcelo, durante questa intervista avvenuta a Roma, in una assolata sala di un cinema al Centro, sottovoce. Perché non c’è bisogno di gridare i concetti, quando hanno già una loro forza.

Siamo entrati a gamba tesa con due domande politiche: chi scrive non ha mai pensato che il cinema non debba occuparsene, semmai il contrario. E francamente, dopo una visione e due conversazioni, ne usciamo un po’ spossati, coscienti che forse non sapremo mai tutto ciò che vorremmo. Bettino Craxi era un uomo odiato. Lo è tutt’oggi. Ma era comunque un uomo.

 

Restituire umanità a un personaggio universalmente odiato in Italia. Come ha lavorato Gianni Amelio a questo argomento così delicato, per restituire umanità a Bettino Craxi nei suoi ultimi anni di vita?

Ho lavorato con la massima serenità e la massima obiettività possibili. Credo sia stata la chiave per cui la famiglia ha accettato che io facessi un film che penetrava nell’intimità del personaggio. Ho avuto addirittura la possibilità di girare in casa Craxi. Qual è stata la chiave? Forse il fatto di non essere di parte. Non ho mai votato socialista, né sono mai stato un militante socialista, ma ho promesso alla moglie e ai figli che non avrei fatto né un santino né una sassata contro. Ho studiato, ho vissuto il tempo di Craxi, ho avuto le mie riserve su parte della sua politica, ho apprezzato altre cose e diciamo che è scattato un senso di ribellione in me, verso chi lo osteggiava in modo sbagliato, la sera del lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael. Quella per me non è politica. So che la maggior parte di quelli che lanciarono le monetine venivano da un comizio di Occhetto a Piazza Navona, quindi fu qualcosa di mirato. Io dico che alle idee dell’avversario, anche sbagliate, si risponde con altre idee, non con gli sputi.

Il contrario della politica oggi…

Probabilmente sì, è una riflessione che il pubblico può fare. Probabilmente oggi la politica è diventata una rissa, più che uno scambio di giuste opinioni in disaccordo. Uno vota per un partito, ma non vota per l’altro. Dovrebbe essere così, proprio perché in quel partito riconosce rappresentate le proprie idee. Adesso addirittura si vota per qualcuno che dopo un mese cambia casacca e passa da un’altra parte. Si è perso, credo, quel bisogno di identità in qualcosa che ti rappresenti. Il brivido bello che ho provato, e che non provavo da anni, l’ho provato a piazza San Giovanni in Laterano con le Sardine. Ho visto una vibrazione in quei giovani – ma non c’erano solo giovani, c’ero anche io, che giovane non sono, e che sono tornato a Piazza San Giovanni dopo decenni. E devo dire che ho sentito una pulsione, una volontà, una pulizia di cui abbiamo bisogno. Forse era il caso, dopo vent’anni dalla morte, di fare una piccola e opportuna riflessione su un uomo politico discutibile, discusso, amato, odiato, ma non da coprire in un silenzio assordante come succede da decenni a questa parte. Il nome Craxi fa paura.

Fa paura da sempre, ma oggi se si nomina è anche peggio.

Mi ricordo quando c’erano i sondaggi e, tra i preferiti, gli osannati in Italia c’era il giudice Di Pietro. Quando si parlava della classifica dei cattivi, Craxi veniva al terzo posto, dopo Hitler e Mussolini. Questa non è politica, non è modo di rispondere alle idee di un altro.

Però è innegabile che oggi il peso politico di Craxi e la sua levatura intellettuale darebbero un altro spessore alla politica estera italiana. Cosa ne pensa Gianni Amelio?

Credo che quello che ha fatto Craxi, i gesti di Craxi in politica estera sono rimasti. Io nel film minimizzo il gesto più importante che fece, che fu la resistenza agli americani nel caso Simonella. Però proviamo a cercare oggi un altro leader che sappia prendere il coraggio di fare una cosa del genere. Era politicamente un rischio che poi Craxi ha anche attribuito alla sua stessa decadenza. Secondo lui quel gesto gli costò caro, da quel momento gli americani gli furono ostili. Questa era una sua opinione che ho trovato in una vecchia intervista.

La famiglia come ha partecipato? Ha visto il film?

Ho una grande simpatia per la signora Anna Craxi, la vedova di Bettino. Lei è la prima persona della famiglia che ho incontrato. Non la conoscevo, ma mi sembrava opportuno partire da lei. Poi è rimasta sempre un po’ in disparte, secondo me anche per difesa. La cosa sorprendente è stata che, invece di parlare di politica o di suo marito, abbiamo parlato di cinema. Non dei miei film, che non conosce molto bene, ma dei film classici. Lei ama molto i western, tanto è vero che le ho reso omaggio inserendo una scena di un film che ha amato molto. È nato questo scambio di racconti sul cinema, poi le ho regalato di DVD. Abbiamo parlato di libri, lei è appassionata di biografie, come me. Devo dire che non ho avuto invadenze, di nessun genere. Probabilmente per il fatto di essere stato neutrale. Quello che ha militato nel partito, fa l’apologia, quello che si è sempre messo duramente contro, fa il contrario esatto, dice cose false per portare acqua al proprio mulino. Io che non ho mai affrontato la politica, ma ho fatto dei film dove la politica c’entrava molto – ho fatto la versione seria di Tolo Tolo molti decenni fa, si chiamava L’America.

Guardando Hammamet, è evidente che non si tratti di un film politico, quanto del viale del tramonto di un uomo…

Questo film è il racconto di Gianni Amelio sulla caduta di un uomo di potere. Ho pensato piuttosto a Re Lear. Ho pensato a un sovrano stanco, con lo scettro per terra. E una donna, la figlia, che cerca di aiutarlo anche contro le sue opinioni. Perché Cordelia è la meno amata delle figlie perché, anziché volergli bene come lui vorrebbe, senza nulla toccare del suo comportamento, invece la prima cosa che fa è fargli capire gli errori. In Anita, ho messo Cordelia.

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