Jennifer Lawrence: “Hunger Games, li farò fin quando me lo chiederanno”

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Gioca a basket, sa scuoiare scoiattoli e tirare con l’arco, detesta comprare vestiti e, finché i paparazzi non hanno cominciato a perseguitarla, a fare shopping ci andava una volta all’anno.

«Ora devo truccarmi ogni volta che esco di casa e stare attenta a cambiare spesso vestito. Questo è il più grande cambiamento avvenuto nella mia vita».

Entrata di diritto nella lista delle 100 donne più sexy del pianeta secondo la rivista Maxime, seconda attrice più giovane di sempre a essere candidata all’Oscar con Un gelido inverno, Jennifer Lawrence a 22 anni ha ottenuto anche il successo planetario al botteghino con il primo capitolo della saga di Hunger Games, in Italia dal 1 maggio, campione d’incassi in America dove ha raccolto 340 milioni a fronte di un budget di 78.

A Madrid, dove incontra la stampa latina al termine del tour mondiale del film, Jennifer Lawrence non ha più niente della smarrita apparizione che a soli 18 anni stregò la 65ª Mostra di Venezia accanto a  Charlize Theron in The Burning Plain di Guillermo Arriaga. Consapevole e statuaria, oggi è una star internazionale circondata da un codazzo di assistenti, perseguitata dai fotografi, in guerra contro il mondo del gossip e del glamour. Perché di se, nonostante tutto, continua a dire: «Sono solo una ragazza del Kentucky».

Sullo schermo è una guerriera: nella vita?

Nella vita ho avuto solo una sciocca, incalcolabile fortuna. Ero al college, ancora non sapevo cosa avrei fatto nella vita ed ecco che è arrivato il successo. Completamente per caso. Vorrei dire di aver lottato per ottenerlo, ma non è stato cosi.

Se fosse un guerriero: Il gladiatore o Giovanna d’arco?

Giovanna d’Arco, senza dubbio.

Le dà fastidio quando paragonano la saga di Hunger Games a quella di Twilight?

Twilight è stato un grande successo, quindi ben venga il paragone. Entrambe le saghe sono tratte da libri, entrambe sono un franchise, ma le storie sono diverse e le similitudini finiscono qui.

Come ha vissuto le aspettative dei fan?

Sapevo che avrei dovuto fare i conti con loro: il fatto che ognuno abbia le sue idee su come dovrebbe apparire un certo personaggio è indice del successo del libro. Poi, sì… alla lunga è un po’ opprimente subire le critiche.

Lo cerca mai il suo nome su Google?

Lo facevo, ma ho capito che non è una buona idea. Ho fatto in tempo a scoprire che cammino con le gambe troppo vicine, che sono eccessivamente pallida e un’infinità di altri difetti. Non mi googlo più.

Le fa paura il successo?

No, piuttosto mi fa paura il fallimento. Cambiare le abitudini non mi preoccupa, fa parte del lavoro. Lo trovo eccitante.

Chi la consiglia nella scelta dei copioni?

Mia madre. È una grande lettrice, fu lei a consigliarmi di accettare Un gelido Inverno.

La sua attrice preferita?

Meryl Streep e Gena Rowlands. Bernardo Bertolucci è uno dei miei registi preferiti,  e tra gli attori amo il vostro Marcello Mastroianni. Sono legata all’Italia: quella alla Mostra di Venezia è stata l’esperienza più importante della mia vita, fu il primo red carpet e la prima volta in Europa.

Un regista con cui lavorerebbe?

Sofia Coppola: mi piace il ritmo dei suoi film e il fatto che non cerchi di compiacere nessuno. Fa solo film che sente profondamente. E poi, naturalmente, vorrei lavorare con Woody Allen.

Dopo Hunger Games farebbe un altro film di fantascienza?

Per me Hunger Games è un film drammatico, non una storia fantastica.

Ma è una storia drammatica che guarda al futuro…

Ci mostra una società alternativa alla nostra. Non dice che il nostro mondo diventerà così.

Quanti capitoli di Hunger Games è disposta a girare prima di mollare?

Sarò nel prossimo, che stanno scrivendo, e in tutti quelli che decideranno di fare.

Hunger Games riflette anche sulla tv: se le proponessero un reality sulla sua vita?

Non accetterei. Credo che gli spettatori si annoierebbero a morte.

Alcuni temi del film richiamano il movimento Occupy: che ne pensa?

Ci sono delle similitudini con il movimento, è vero. Ma non mi piace parlare pubblicamente di politica.

Dica solo se crede alla politica: vota?

Sono stata educata al rispetto della politica. Leggo i giornali e guardo le news su canali sia democratici che repubblicani. Mi informo.

Il suo incubo?

Non ho mai litigato con i miei amici e la sola idea mi fa venire l’ansia: ho un sogno ricorrente in cui litigo con loro furiosamente, fino alle lacrime. Ora però i miei incubi sono abitati da altri protagonisti: i paparazzi. Lo trovo piuttosto deprimente.

Un sogno?

Spero di diventare madre, un giorno, e di avere una vita un pochino più normale di questa.

La cosa più importante nella vita?

L’amicizia. Vale più della carriera.

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Ilaria Ravarino, giornalista di cultura, spettacolo e lifestyle, scrive per Il Messaggero, Elle, Cinecittà News.

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