Massimo Troisi, quella sera al Teatro Tenda

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Tanti anni fa, in una Roma in cui gli unici raggi erano quelli delle ruote delle biciclette, c’era un teatro che sembrava un circo. Si chiamava Teatro Tenda, era a Piazza Mancini, dalla parte opposta del biondo Tevere rispetto allo stadio Olimpico. Fu lì, che una sera di aprile del 1979, vidi sul palco Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro, trio comico noto come La Smorfia.

Mi è tornato alla mente il giorno in cui Massimo Troisi manca da ventisei anni.

Non che lo avessi dimenticato, ma è una di quelle cose che sai che sono successe e stanno lì, finché una scintilla non ti fa tornare le memorie vivide come fotografie. In questo caso, come una trasmissione a colori, una delle prime, perché la televisione a casa era in bianco e nero, ma il mondo, che per me era ancora su uno schermo, era a colori. E quella sera, addirittura su un palco.

La mia famiglia, dopo essersi trasferita da Napoli a Roma, vive da sempre in una via a pochi metri da Piazza Mancini. Il Teatro Tenda era un’istituzione per noi e per il quartiere. Ricordo quando lo tirarono su, ricordo sin troppo bene quando se ne venne giù, a causa di una delle più violente grandinate che la Città Eterna ricordi.

Non c’è Sorcino che non ci abbia messo piede, dato che Renato Zero fece un numero incalcolabile di concerti sotto quel tendone. Gli piacque così tanto che se ne fece uno tutto suo, lo chiamò Zerolandia. Vi passò al Teatro Tenda, con intatta passione, Eduardo De Filippo, e vi conobbero i primi grandi successi molti comici della fine degli anni Settanta, e in seguito tanti cantautori italiani, giovani e meno giovani.

Ricordo perfettamente di avere visto dal vivo, in tempi diversi, seduto sulle tavole di legno delle gradinate ad anfiteatro, I Gatti di Vicolo Miracoli, Lucio Dalla nel tour di 1983, grande album, La Gatta Cenerentola nella versione, leggendaria, di Roberto De Simone. E La Smorfia.

Avevo otto anni, ma i miei genitori hanno insegnato molto precocemente, sia a me che a mio fratello, la cultura dello spettacolo dal vivo. “È n’ata cos’”, dicevano sempre. E avevano ragione, naturalmente. La Smorfia aveva già avuto la sua ribalta televisiva, grazie a Luna Park, e soprattutto Black Out e Non-stop, i contenitori di giovani comici della RAI, gioielli che portavano le firme di Enzo Trapani e Giancarlo Magalli. E quei tre ragazzi erano tra i più bravi.

Adesso vi potrei dire di quanto straordinario fosse vederli dal vivo.

Ed è così, erano eccezionali, soprattutto perché conoscevano le regole e i segreti del teatro off, sapevano far ridere, e tanto, raccontando le umane miserie. Le storie che raccontava La Smorfia erano tristi, ma loro erano bravissimi nel trasformarle in spaccati surreali esilaranti.

La scaletta dello spettacolo era composta da tutti i loro migliori sketch, dal Giudizio Universale, in cui Troisi si spacciava per un “minollo” per salire sull’arca di Noè e figlio, all’Annunciazione, in cui sempre Troisi era un’incredula Maria a cui l’Arcangelo Lello Arena annuncia di portare in grembo il figlio di Dio. C’era tanta religione nelle loro piccole storie, come nello sketch della richiesta a San Gennaro, c’era tanta Napoli, e quindi c’era tutto il mondo. C’era, soprattutto, tanto Massimo Troisi, che un giorno avrebbe scritto che Le vie del Signore sono finite.

Fu una bellissima serata, non la ricordo come vorrei, sono passati tanti anni. Ma che risi tanto e che stavo bene, quello sì lo ricordo.

Il Teatro Tenda non c’è più. E neanche Massimo Troisi.

Il 4 giugno del 1994 era un sabato. Ero a casa di un’amica, a Viale Bruno Buozzi, per una festicciola di inizio estate in terrazza. C’era la TV accesa, il telegiornale diede come primo titolo la morte di Massimo Troisi. E non c’è molto altro da dire.

Il Teatro Tenda non c’era già più da qualche anno. Dopo la grandinata lo avevano ricostruito, anche grazie all’aiuto, guarda un po’, di Eduardo De Filippo, che raccolse con i suoi spettacoli i fondi necessari per rimetterlo in piedi. Ma i tempi stavano cambiando, la televisione teneva le famiglie a casa e l’eroina i ragazzi nei giardinetti. Il Teatro Tenda chiuse ufficialmente nel 1986, ma in realtà chiuso lo era già da un paio d’anni. Piazza Mancini nel frattempo venne trasformata in ciò che è adesso, anni di lavoro per la costruzione del parcheggio per i mondiali di calcio del 1990. Lo spazio per il Teatro Tenda non c’era più. In tutti i sensi.

Ci rimane sempre il cinema.

Se non lo avete mai visto da vicino, il Teatro Tenda lo potete vedere al cinema. In Borotalco, per l’esattezza. È lì che Lucio Dalla, ciao Lucio, ciao bello, staistaistai, tiene il concerto a cui tanto tiene Nadia. E Carlo Verdone lo vidi suonare la batteria con gli Stadio proprio in quel concerto di Dalla di cui vi dicevo prima.

Massimo Troisi non l’ho più visto dal vivo. Ma sta sempre qui. Insieme a Eduardo. Insieme a Pino. Insieme a Napoli.

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Alessandro De Simone

Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nata nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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