Dietro il sorriso: Marilyn Monroe, la diva fragile

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“Sono egoista, impaziente e insicura. Faccio degli errori, sono fuori controllo e a volte difficile da gestire. Ma se non puoi gestire la mia parte peggiore, allora sicuro come l’inferno non mi meriti quando sono al mio meglio”, questa è una delle frasi più celebri di Marilyn Monroe. Dietro quel sorriso accattivante, la voce chioccia studiata appositamente, gli ammiccamenti e le pose ammaliatrici, c’era una donna, fragile e forte, insicura e determinata. Una donna contraddittoria e per questo completa. Nel biopic My Week With Marilyn, di Simon Curtis, Michelle Williams cerca di incarnare proprio questo aspetto di Marilyn Monroe.

Lontana anni luce dal mondo reale, circondata dalla solitudine che solo i divi di enorme calibro sono condannati ad avere, Norma Jane, la donna dietro la facciata di Marilyn Monroe, ha sempre sofferto questa condizione, eppure la cercava. Come una droga, la fama, l’amore dei suoi ammiratori, erano l’affetto infinito e incondizionato che l’attrice ha sempre cercato nel corso della sua vita. Quello che gli Studios hanno fatto di lei è stato quello che, alla fine, lei stessa è diventata. Diceva di essere sempre la ragazzotta semplice venuta dal nulla, invece era la Diva, coperta di ermellino e diamanti, quella che il riflesso del suo specchio le rimandava.

Nel film di Curtis, che racconta la settimana di lavorazione del film Il principe e la ballerina, Marilyn sembra più instabile che fragile, alimentando le tante leggende che ruotano ancora oggi intorno al suo comportamento quotidiano fuori dal set. Le difficoltà a relazionarsi con Laurence Olivier, ma soprattutto la voglia di impressionare l’intera troupe e di non essere considerata solo la bambola sexy per far incassare di più il film. Marilyn ci ha sempre tenuto a dimostrare al mondo di essere una grande attrice. Merito che, ancora oggi, quale sciocco le nega.

Purtroppo la pellicola, che uscirà anche nelle nostre sale prossimamente e che per il momento è stata presentata al Festival Internazionale del Film di Roma, non restituisce l’immagine completa di questa donna a cui è stata negata in pubblico la sua stessa personalità. Si banalizza, se ne fa ancora una volta un mostriciattolo prodotto dal suo enturage di collaboratori, per certi versi visti come parassiti più che come amici. L’unico aspetto realistico è la ricerca, matta e disperatissima, di amore. Ma attraverso i tanti matrimoni, gli amanti celebri, addirittura il Presidente degli Stati Uniti d’America, sono stati più gli uomini a sfruttare lei e la sua aria ingenua, custode di segreti più grandi di qualunque essere umano.

Purtroppo sulla terra non è mai nato un uomo in grado di darle quell’amore incondizionato di cui Marilyn aveva bisogno. Una donna così richiede la più totale dedizione. Ma Marilyn mai si è messa al fianco uno stupido: ha preferito uomini forti, con idee e vite definite. Avrebbe potuto avere un “principe consorte”, ma scelse di non farlo. Scelse invece di avere accanto qualcuno da cui imparare. Dov’è la fragilità in questo?

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